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Mons. Lomanto ha ricevuto il Pallio da Papa Francesco

L’arcivescovo mons. Francesco Lomanto ha ricevuto questa mattina il Pallio, segno della dignità Metropolitana. Mons. Lomanto si è unito alla concelebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco, nella Basilica Vaticana, nella Festa dei SS. Pietro e Paolo.

In particolare l’arcivescovo ha letto il giuramento ed è stato concelebrante accanto al Pontefice.

Nell’occasione il Papa ha benedetto il Pallio, destinato al titolare della nostra sede arcivescovile. Il Pallio è il simbolo del legame speciale dell’arcivescovo di Siracusa con il Papa ed esprime la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, il nostro arcivescovo, in quanto Metropolita, acquista di diritto nella propria giurisdizione. Sempre oggi, l’arcivescovo ricorda il 35esimo anniversario di ordinazione sacerdotale.

Papa Francesco, subito dopo la messa, ha consegnato il pallio ad ogni arcivescovo: mons. Lomanto è stato il primo a riceverlo: “Coraggio la Madonna delle Lacrime la custodisce” sono state le parole rivolte dal Santo Padre al nostro arcivescovo.

“E’ stata una grande emozione nel segno della chiamata alla volontà del Signore che ti conduce, ti guida e ti vuole al suo servizio – ha detto mons. Lomanto -. E’ il segno dell’unità con la fede di Pietro nel dono della propria vita come ha detto il Papa. Donarsi totalmente al Signore in unità al successore degli apostoli”. 

Papa Francesco ha voluto, dal 2015, modificare le modalità di conferimento di questa sacra insegna che non viene più imposta direttamente dal Santo Padre, ma solo ricevuta dalle Sue mani in forma privata al termine della concelebrazione. Sarà il rappresentante pontificio in Italia, il Nunzio apostolico mons. Emil Paul Tscherrig, ad imporlo nomine Summi Pontificis a Mons. Lomanto nella concelebrazione conclusiva dei festeggiamenti in onore della Madonna delle Lacrime programmata per il prossimo 1 settembre nel Santuario della Madonna delle Lacrime.

 

Mons. Francesco Lomanto per la 55esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali

“Costruiamo relazioni fondate sulla verità”

“Oggi abbiamo tutti il desiderio forte di incontrare, di relazionarci, ma spesso accade di chiuderci in noi stessi per sentirci protetti e spesso farci apparire diversi. Papa Francesco ci invita a costruire una relazione per raccontare la vera vita”.
Lo scrive mons. Francesco Lomanto, arcivescovo di Siracusa e delegato episcopale per le Comunicazioni Sociali e la Cultura della Conferenza Episcopale Siciliana  oggi nella 55esima Giornata mondiali delle comunicazioni sociali riprendendo il messaggio di Papa Francesco.
“Sull’esempio di Paolo di Tarso ricorda che “furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui”.
Ed allora abitare “la relazione con Lui” diventa fondamento, stile, criterio “per ogni espressione comunicativa che voglia essere limpida e onesta” al fine di comunicare la verità.
Lʼincontro personale diventa essenziale per vivere e per raccontare la vera vita. La comunicazione scaturisce da “una conoscenza diretta, nata dall’esperienza, non per sentito dire”. Non è possibile conoscere la verità se non se ne fa esperienza, se non si incontrano le persone, se non si partecipa alle loro gioie e ai loro dolori.
Papa invita alla ricerca della verità. Si tratta di comprendere la complessità della realtà, senza accontentarsi delle soluzioni superficiali; si pone l’istanza della correttezza umana e intellettuale, del coraggio e dell’amore alla verità anche contro i propri interessi personali”.

Istituto San Metodio e Ufficio IRC

La casa comune, un sogno ecclesiale

L’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Metodio in collaborazione con l’Ufficio Diocesano Insegnamento Religione Cattolica invita all’incontro su La casa comune, un sogno ecclesiale nell’ambito dell’Itinerario formativo Pensare la casa comune attraverso l’Esortazione post-sinodale Querida Amazonia di papa Francesco.

L’incontro, in collegamento a distanza, avrà luogo venerdì 14 alle ore 18.30. Interverrà mons. Francesco Lomanto, Arcivescovo di Siracusa.
E’ possibile richiedere il link d’accesso alla riunione virtuale inviando un’email a info@sanmetodio.eu entro le ore 16.00 del giorno dell’incontro. Chi ha partecipato agli incontri precedenti riceverà l’invito in automatico.

Impariamo da San Giuseppe la fede, l’obbedienza e la santità

“La vita dei Santi — scrive il Papa — è «una prova concreta che è possibile vivere il Vangelo» e «perseguire la santità e la perfezione del proprio stato» (PC 7). L’esempio di San Giuseppe orienta la nostra vita nella fede, nell’obbedienza e nella santità che ci apre al dono di Dio e ci fa vivere in dipendenza di Lui e davanti a Lui“. L’arcivescovo mons. Francesco Lomanto si rivolge ai presbiteri, ai religiosi e alle religiose, e alla comunità diocesana nella sua lettera in occasione della festa di San Giuseppe.
Sento il bisogno – scrive l’arcivescovo – di scrivervi rifacendomi ad alcuni insegnamenti di Papa Francesco nella Lettera Apostolica Patris corde, per «accrescere l’amore» verso San Giuseppe e «per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio» (PC 7)”.

Mons. Lomanto mette in evidenza tre punti: la fede, l’obbedienza, la santità, proprio per imparare da San Giuseppe il dono della fede, dell’adesione alla volontà di Dio, della santità, della fraternità e della pace.
San Giuseppe ci insegna che l’iniziativa della vita spirituale è sempre di Dio. 11 Signore interviene, ma esige la fede dell’uomo, al quale chiede l’umile abbandono a Lui. Solo così Dio può operare, perché la fede lascia spazio all’azione divina. La fede, infatti, richiede l’abbandono umile e totale che comporta l’affidarsi unicamente alla Parola di Dio. Nella fede, da una parte, permettiamo a Dio di essere Dio e, dall’altra parte, lasciamo a Lui di operare in noi. La fede ci fa entrare nel mistero di Dio e di vivere in piena comunione con Lui. La fede è, infatti, rapporto personale che ci fa conoscere Dio, ci proporziona a Dio e ci fa vivere alla Presenza di Dio. Proprio per la fede, scrive San Paolo, siamo trasferiti nel Regno del suo Figlio diletto (Coi 1,13), siamo concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef2,19). Come San Giuseppe, custodiamo gelosamente e con fierezza il dono della fede, vascello che ci conduce, mistero che ci trasporta“. 


Poi l ‘obbedienza come pura trasparenza di Dio
San Giuseppe si affida a Dio e non teme. Si rimette totalmente a Dio, pur non sapendo dove lo voglia condurre. Gli basta sapere che è Dio a guidarlo. San Giuseppe, nella piena obbedienza, ha collaborato prontamente e attivamente al progetto di Dio: «Fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore» (Mt 1,24). Ecco un esempio di pura obbedienza! Ecco una fede perfetta! Il Signore, dopo aver chiesto alla Vergine Maria di fidarsi, anche a Giuseppe ha chiesto più fede. Giuseppe, figlio di Davide, conosce le Scritture e sa che i disegni di Dio si realizzano nell’obbedienza. Pertanto accetta di camminare nell’oscurità e di corrispondere a Dio senza veder nulla. Nella pura trasparenza della sua obbedienza, egli vive in dipendenza assoluta da Dio, il quale gli manifesta giorno dopo giorno la sua volontà. Giuseppe, vive nel silenzio fiducioso e diventa attuazione pura della volontà di Dio. Quello che Dio compie in lui e attraverso di lui è solo opera divina“.

Infine la santità come puro ordinarsi a Dio
San Giuseppe insegna che la santità è vivere in totale dipendenza da Dio, è seguire Dio attraverso un puro rapporto di servizio e di amore. Sotto questo punto di vista, San Giuseppe è l’esempio più perfetto della santità cristiana, perché è pura sottomissione alla volontà di Dio, che egli vive nella dedizione alla Vergine Maria e al Figlio di Dio. La vita di Giuseppe è il suo Figlio e la sua sposa: non c’è altro! La vita cristiana, sull’esempio di San Giuseppe, implica il nostro dipendere totale da Dio e il nostro servizio agli altri. San Giuseppe ci insegna che, per aderire pienamente al progetto salvifico di Dio, occorre spogliarsi di se stessi, del proprio egoismo, dei propri interessi, per lasciarsi ricolmare dall’amore di Dio che diventa carità nel servizio ai fratelli“.

O Beato Giuseppe,
sposo della Vergine Maria
e custode del divin Figlio Gesù,
tu che, obbedendo alla Parola di Dio,
sei diventato fedele servitore
dell’opera di salvezza,
ravviva la fede, la santità di vita
e il generoso impegno nella carità.
Proteggi la Chiesa,
la nostra Diocesi di Siracusa
e il mondo intero,
ottienici la grazia
di essere costruttori del Regno di Dio,
di superare le sfide
e le difficoltà del nostro tempo,
e di generare gesti di fraternità e di pace.
Custodisci le nostre famiglie,
dona unità, concordia e amore,
ricolmale di bene nei desideri,
nelle aspirazioni e nelle speranze.
Dona a tutti la dignità del lavoro,
per provvedere a un degno sostentamento,
per prestare servizio al prossimo
e partecipare all’opera creatrice di Dio.

La giornata dell’ammalato in Santuario

«Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8)
E’ stata celebrata oggi, memoria delle apparizioni della Madonna a Lourdes, al Santuario della Madonna delle Lacrime la Giornata mondiale dell’Ammalato. L’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, ha presieduto la celebrazione eucaristica alla presenza dei volontari e delle volontarie delle associazioni Avo, Avuls,  dell’Unitalsi Sottosezione di Siracusa.
Al termine della Santa Messa, gli operatori della Pastorale della Salute, insieme a tutti i fedeli, hanno recitato l’atto di affidamento alla Madonna delle Lacrime in comunione con gli ammalati.

Festa delle Reliquie di Santa Lucia

“Ringraziare, custodire e portare nella vita Gesù”

Ringraziare, custodire, portare nella vita il segno della presenza di Gesù. Siamo il seme vivo della presenza di Dio ispirandoci agli esempi di Santa Lucia”. Lo ha detto l’arcivescovo Francesco Lomanto che ha presieduto la celebrazione eucaristica in Cattedrale nel giorno della Festa delle Reliquie di Santa Lucia. Quest’anno, nel quale stiamo vivendo un’emergenza sanitaria, la Deputazione della Cappella di Santa Lucia ha disposto la solenne esposizione del simulacro della vergine e martire siracusana.

Dopo l’apertura della nicchia nella cappella della Chiesa Cattedrale, le portatrici hanno portato all’altare le Reliquie. Quindi la recita del rosario, la coroncina di Santa Lucia e la celebrazione della messa alla quale è seguita la chiusura della nicchia. La Festa delle Reliquie nasce nel ricordo dell’anniversario della dedicazione della Chiesa Cattedrale (che si celebra il 9 gennaio) e del terremoto del 1693.

“O Santa Patrona illumina il nostro cammino, sostieni le nostre famiglie, liberaci da ogni pericolo, donaci salute e serenità e pace a tutti. Apri il nostro cuore perché nelle avversità della vita vediamo lo splendore della nuova luce. Vi auguro di incontrare nella vostra vita il messaggio che abbiamo ricevuto” ha concluso l’arcivescovo Lomanto.

 

Messaggio dell'arcivescovo Lomanto per l'anniversario della dedicazione della Cattedrale

“Vivere nella Chiesa vuol dire crescere nella comunione di Cristo”

La festa della Dedicazione della nostra Cattedrale costituisce una singolare occasione per approfondire la nostra identità di credenti in Gesù Cristo per riflettere – come comunità ecclesiale – sull’importanza di far parte del suo corpo mistico“. Lo scrive l’Arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, nel messaggio inviato ai presbiteri e a tutti i fedeli in occasione dell’anniversario della dedicazione della Chiesa Cattedrale.

«Nell’edificio la comunità è chiamata a riconoscere la sua identità e la sua vocazione al culto spirituale» (L. Chengalikavil, La dedicazione della chiesa, 69).

“Mi soffermo rapidamente su tre punti: Cristo è fondamento della Chiesa; Cristo è la fonte della grazia e della santità; Cristo è la linfa vitale della missione della Chiesa.

Cristo è il fondamento della Chiesa 

«Gesù Cristo è il fondamento della Chiesa… noi siamo delle pietre vive che fanno crescere questo edificio… l’armonia la fa lo Spirito Santo» (Francesco, Messa Cappella della Casa S. Marta, 9.11.2017). (…)
La costruzione esprime il raduno del popolo di Dio. E, infatti, la Chiesa, costruita nella celebrazione con pietre vive che sono i fedeli, viene edificata nella santità grazie all’azione dello Spirito Santo. La santità è, infatti, la vita di Gesù comunicata alla Chiesa. E noi viviamo la santità nella misura in cui ci immergiamo nella vita del Corpo mistico di Cristo.
Lo Spirito Santo anima tutta la Chiesa ed è il principio della nostra stessa vita nel Corpo di Cristo: solo se animati dallo Spirito possiamo – non nell’individualismo, ma nell’armonia della comunione – vivere secondo il cuore di Gesù.
Vivere nella Chiesa non vuol dire farsi santi da soli, ma crescere nella comunione di Cristo secondo l’efficacia dello Spirito Santo. (…)

Cristo è la fonte della grazia e della santità

Cristo – pietra angolare e fondamento immutabile dellʼedificio spirituale che è la Chiesa – è la pienezza della divinità, il fulcro dell’unità, la fonte della grazia e della santità. È Lui il principio della vita cristiana che fa vivere nella grazia di Dio lʼimpegno di santificazione. (…)
Sia salda in noi la convinzione che, solo chi vive in Cristo nello Spirito Santo, crea quella comunione con i fratelli che garantisce continuità con il passato e slancio nella missione.


Cristo è la linfa vitale della missione della Chiesa

Nella Chiesa la comunità è chiamata a riconoscere la sua identità, la sua vocazione al culto spirituale e alla missione nel mondo.
La Chiesa, Corpo mistico del Cristo, ha anche la specifica missione di adunare gli uomini che vivono nel tempo. La Chiesa è sacramento della presenza di Dio nella storia che ripresenta ogni giorno il mistero dell’Incarnazione divina. La Chiesa, infatti, mentre vive nel culto la dimensione verticale del suo rapporto con Dio, nello stesso tempo esprime nella carità missionaria la dimensione orizzontale del suo rapporto con gli uomini. (…) Sia Cristo la pietra angolare della nostra vita e del nostro agire, affinché con la forza dello Spirito Santo – nella comunione ecclesiale – possiamo diventare testimoni dell’Amore di Dio Padre nel mondo.


L'arcivescovo di Siracusa scrive alla comunità diocesana

Mons. Francesco Lomanto: “Non scoraggiatevi!”

Non scoraggiatevi! Come ha scritto Papa Francesco nella recente enciclica Fratelli tutti, trasformiamo questo momento di sofferenza in una grande occasione che ci permetta di esprimere la fraternità che si fa carico del dolore degli altri, di essere costanti e instancabili nell’impegno di includere, di integrare, di risollevare chi è caduto”. L’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, scrive alla comunità diocesana in questo tempo  “difficile, carico di timori ed incertezze a causa della perdurante pandemia”. A poco meno di un mese dal suo insediamento mons. Lomanto ha sentito la necessità di scrivere ai fedeli siracusani che stanno vivendo questa emergenza sanitaria invitandoli ad essere “buoni samaritani”.
Le ristrettezze che viviamo stanno seriamente provando il nostro tessuto sociale. Tante famiglie sono costrette ad affrontare un grave e, spesso, irreversibile tracollo economico che sembra spegnere ogni speranza – scrive mons. Lomanto -. Invito tutti ad elevare a Dio, Padre provvidente, la nostra costante preghiera affinché cessi il flagello di questo virus. Esorto tutti ad osservare scrupolosamente le precauzioni raccomandate dalle Autorità sanitarie: custodire se stessi e i fratelli proteggendoli dalla malattia è oggi la prima opera di carità che ci viene chiesta“. 
Mons. Lomanto ha ricordato il servizio degli operatori sanitari: “Il mio pensiero e la mia preghiera vanno ai familiari dei malati, ai medici, agli infermieri e a quanti sono chiamati a curare ed assistere i ricoverati nei nostri ospedali e coloro che si trovano in isolamento. Con il loro servizio ci ripropongono la figura evangelica del buon samaritano che prontamente soccorre chi è nella sofferenza. Vorrei poter raggiungere tutti per far sentire la mia vicinanza e quella di tutti i sacerdoti. Anche se non possiamo visitarvi per portarvi il dono dei Sacramenti, sappiate che non siete soli. Il Signore stesso vi visiterà con il dono della sua dolce e confortante presenza”. L’arcivescovo ha ringraziato chi si occupa della salute pubblica invitandoli a fare sempre di più: “A quanti sono preposti alla cura del bene comune e alla salvaguardia della salute pubblica esprimo la mia gratitudine per quanto hanno fatto e continuano a fare in questo lungo periodo di pandemia. Sono certo che continueranno a spendersi nell’esclusiva ricerca del bene di tutti. Grazie ai volontari che operano a favore dei poveri nelle parrocchie, nella Caritas e nelle diverse realtà associative che si prodigano per portare assistenza e sollievo a chi è nella prova. Il Signore vi benedica e vi sostenga. La nostra patrona S. Lucia ci faccia sperimentare, come in tanti momenti difficili della nostra storia, la sua intercessione. Su tutti invoco la benedizione di Dio, portatrice di luce e vita“.

L'arcivescovo si è recato alla mensa del Pantheon e nel carcere di Augusta

L’arcivescovo tra poveri e detenuti

Il vescovo che mi ha ordinato, mons. Mario Russotto, mi ha consegnato tre ‘p’ da seguire: la Parola di Dio, la preghiera ed infine i preti ed i poveri. Evidenziando la necessita di seguire gli ultimi. Ed il mio primo pensiero è stato venire a trovare voi“. Così l’arcivescovo mons. Francesco Lomanto si è rivolto ai detenuti della casa di reclusione di Brucoli (Augusta) nel corso di una visita all’indomani della sua ordinazione episcopale. Accompagnato dal cappellano don Antonio Francesco Trapani, l’arcivescovo si è recato nel carcere dove è stato accolto dalla direttrice Angela Lantieri e dal comandante Dario Maugeri.

Trapani, l’arcivescovo Lomanto, la direttrice Lantieri, Maugeri

Sono venuto qui per farvi sapere che vi penso” ha detto il pastore della Chiesa siracusana che ha avuto modo di visitare diverse sezioni dell’istituto di pena, ma anche gli uffici, la biblioteca e l’auditorium. Molti detenuti hanno ringraziato l’arcivescovo e gli hanno chiesto se la sua porta sarà aperta sempre, perché spesso vengono lasciati soli. “La mia non è una visita formale – ha detto Lomanto chiedendo a ciascuno il proprio nome -. Sono qui per ascoltare i vostri bisogni e tutti i giorni il cappellano è a vostra disposizione. Mi auguro che il sole che oggi arriva in questo cortile sia un raggio di sole che possa entrare nel vostro cuore per un cammino di conversione, un percorso di ricostruzione della propria vita“. L’arcivescovo ha incontrato anche i detenuti che frequentano la scuola e coloro i quali partecipano ai corsi di formazione per la ristorazione ed in campo agricolo. “Siamo lieti di averla avuta qui con noi, è stato un grande dono soprattutto in questo momento” ha detto la direttrice Lantieri consegnando all’arcivescovo una targa ricordo.

 

La direttrice Lantieri consegna la targa a mons. Francesco Lomanto

L’attenzione dell’arcivescovo Lomanto è stata poi rivolta agli ultimi. Per questo motivo ha voluto subito visitare anche Casa Sara e Abramo, la struttura dell’Arcidiocesi che accoglie i senzatetto, e la mensa del Pantheon che ogni giorno fornisce un pasto caldo ad una sessantina di persone.

Alla Casa Sara e Abramo è stato accolto dal responsabile Marcello Munafò che ha spiegato come funziona la struttura che fornisce un’accoglienza quotidiana. Diversi volontari si alternano nella gestione che comunque è affidata anche gli ospiti della Casa che devono fornire ognuno il proprio contributo e hanno occasione anche di fare comunità all’interno in uno spirito di aiuto reciproco.

A Siracusa ci sono una mensa aperta per il pranzo al Pantheon ed una mensa aperta nel pomeriggio in via Nome del Gesù, nel centro storico di Ortigia, gestita dalla comunità di San Martino di Tours.

È una mensa che si basa sulla provvidenza, l’unica mensa cittadina aperta a pranzo ed attiva sette giorni su sette, comprese le festività di Natale e Pasqua – ha detto don Massimo Di Natale, parroco della chiesa del Pantheon -. E questo è possibile grazie ai tanti volontari, professionisti, uomini e donne che vengono tutti i giorni oppure che anche dedicano solo alcune ore del loro tempo per aiutare. Naturalmente tutto questo è stato possibile grazie al mio predecessore, don Paolo Manciagli, che ha voluto fortemente offrire questo servizio“.
L’arcivescovo ha prima letto una preghiera e benedetto i presenti. Poi ha indossato i guanti ed ha distribuito il cibo alle persone che attendevano in fila. Un pasto ma anche un sacchetto di spesa da portare a casa. “Sono volontari che mettono a disposizione talenti, tempo libero e generosità” ha concluso don Massimo. Circa 50 i volontari che si danno il turno durante la settimana. “Grazie – ha detto l’arcivescovo ai volontari – per questo esercizio di carità, che è anche di pazienza e di amore vero. Perché comporta il dono ed il dono di noi stessi“.  

L’arcivescovo Lomanto distribuisce il pasto alla mensa