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Istituto San Metodio e Ufficio IRC

La casa comune, un sogno ecclesiale

L’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Metodio in collaborazione con l’Ufficio Diocesano Insegnamento Religione Cattolica invita all’incontro su La casa comune, un sogno ecclesiale nell’ambito dell’Itinerario formativo Pensare la casa comune attraverso l’Esortazione post-sinodale Querida Amazonia di papa Francesco.

L’incontro, in collegamento a distanza, avrà luogo venerdì 14 alle ore 18.30. Interverrà mons. Francesco Lomanto, Arcivescovo di Siracusa.
E’ possibile richiedere il link d’accesso alla riunione virtuale inviando un’email a info@sanmetodio.eu entro le ore 16.00 del giorno dell’incontro. Chi ha partecipato agli incontri precedenti riceverà l’invito in automatico.

Impariamo da San Giuseppe la fede, l’obbedienza e la santità

“La vita dei Santi — scrive il Papa — è «una prova concreta che è possibile vivere il Vangelo» e «perseguire la santità e la perfezione del proprio stato» (PC 7). L’esempio di San Giuseppe orienta la nostra vita nella fede, nell’obbedienza e nella santità che ci apre al dono di Dio e ci fa vivere in dipendenza di Lui e davanti a Lui“. L’arcivescovo mons. Francesco Lomanto si rivolge ai presbiteri, ai religiosi e alle religiose, e alla comunità diocesana nella sua lettera in occasione della festa di San Giuseppe.
Sento il bisogno – scrive l’arcivescovo – di scrivervi rifacendomi ad alcuni insegnamenti di Papa Francesco nella Lettera Apostolica Patris corde, per «accrescere l’amore» verso San Giuseppe e «per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio» (PC 7)”.

Mons. Lomanto mette in evidenza tre punti: la fede, l’obbedienza, la santità, proprio per imparare da San Giuseppe il dono della fede, dell’adesione alla volontà di Dio, della santità, della fraternità e della pace.
San Giuseppe ci insegna che l’iniziativa della vita spirituale è sempre di Dio. 11 Signore interviene, ma esige la fede dell’uomo, al quale chiede l’umile abbandono a Lui. Solo così Dio può operare, perché la fede lascia spazio all’azione divina. La fede, infatti, richiede l’abbandono umile e totale che comporta l’affidarsi unicamente alla Parola di Dio. Nella fede, da una parte, permettiamo a Dio di essere Dio e, dall’altra parte, lasciamo a Lui di operare in noi. La fede ci fa entrare nel mistero di Dio e di vivere in piena comunione con Lui. La fede è, infatti, rapporto personale che ci fa conoscere Dio, ci proporziona a Dio e ci fa vivere alla Presenza di Dio. Proprio per la fede, scrive San Paolo, siamo trasferiti nel Regno del suo Figlio diletto (Coi 1,13), siamo concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef2,19). Come San Giuseppe, custodiamo gelosamente e con fierezza il dono della fede, vascello che ci conduce, mistero che ci trasporta“. 


Poi l ‘obbedienza come pura trasparenza di Dio
San Giuseppe si affida a Dio e non teme. Si rimette totalmente a Dio, pur non sapendo dove lo voglia condurre. Gli basta sapere che è Dio a guidarlo. San Giuseppe, nella piena obbedienza, ha collaborato prontamente e attivamente al progetto di Dio: «Fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore» (Mt 1,24). Ecco un esempio di pura obbedienza! Ecco una fede perfetta! Il Signore, dopo aver chiesto alla Vergine Maria di fidarsi, anche a Giuseppe ha chiesto più fede. Giuseppe, figlio di Davide, conosce le Scritture e sa che i disegni di Dio si realizzano nell’obbedienza. Pertanto accetta di camminare nell’oscurità e di corrispondere a Dio senza veder nulla. Nella pura trasparenza della sua obbedienza, egli vive in dipendenza assoluta da Dio, il quale gli manifesta giorno dopo giorno la sua volontà. Giuseppe, vive nel silenzio fiducioso e diventa attuazione pura della volontà di Dio. Quello che Dio compie in lui e attraverso di lui è solo opera divina“.

Infine la santità come puro ordinarsi a Dio
San Giuseppe insegna che la santità è vivere in totale dipendenza da Dio, è seguire Dio attraverso un puro rapporto di servizio e di amore. Sotto questo punto di vista, San Giuseppe è l’esempio più perfetto della santità cristiana, perché è pura sottomissione alla volontà di Dio, che egli vive nella dedizione alla Vergine Maria e al Figlio di Dio. La vita di Giuseppe è il suo Figlio e la sua sposa: non c’è altro! La vita cristiana, sull’esempio di San Giuseppe, implica il nostro dipendere totale da Dio e il nostro servizio agli altri. San Giuseppe ci insegna che, per aderire pienamente al progetto salvifico di Dio, occorre spogliarsi di se stessi, del proprio egoismo, dei propri interessi, per lasciarsi ricolmare dall’amore di Dio che diventa carità nel servizio ai fratelli“.

O Beato Giuseppe,
sposo della Vergine Maria
e custode del divin Figlio Gesù,
tu che, obbedendo alla Parola di Dio,
sei diventato fedele servitore
dell’opera di salvezza,
ravviva la fede, la santità di vita
e il generoso impegno nella carità.
Proteggi la Chiesa,
la nostra Diocesi di Siracusa
e il mondo intero,
ottienici la grazia
di essere costruttori del Regno di Dio,
di superare le sfide
e le difficoltà del nostro tempo,
e di generare gesti di fraternità e di pace.
Custodisci le nostre famiglie,
dona unità, concordia e amore,
ricolmale di bene nei desideri,
nelle aspirazioni e nelle speranze.
Dona a tutti la dignità del lavoro,
per provvedere a un degno sostentamento,
per prestare servizio al prossimo
e partecipare all’opera creatrice di Dio.

La giornata dell’ammalato in Santuario

«Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8)
E’ stata celebrata oggi, memoria delle apparizioni della Madonna a Lourdes, al Santuario della Madonna delle Lacrime la Giornata mondiale dell’Ammalato. L’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, ha presieduto la celebrazione eucaristica alla presenza dei volontari e delle volontarie delle associazioni Avo, Avuls,  dell’Unitalsi Sottosezione di Siracusa.
Al termine della Santa Messa, gli operatori della Pastorale della Salute, insieme a tutti i fedeli, hanno recitato l’atto di affidamento alla Madonna delle Lacrime in comunione con gli ammalati.

Festa delle Reliquie di Santa Lucia

“Ringraziare, custodire e portare nella vita Gesù”

Ringraziare, custodire, portare nella vita il segno della presenza di Gesù. Siamo il seme vivo della presenza di Dio ispirandoci agli esempi di Santa Lucia”. Lo ha detto l’arcivescovo Francesco Lomanto che ha presieduto la celebrazione eucaristica in Cattedrale nel giorno della Festa delle Reliquie di Santa Lucia. Quest’anno, nel quale stiamo vivendo un’emergenza sanitaria, la Deputazione della Cappella di Santa Lucia ha disposto la solenne esposizione del simulacro della vergine e martire siracusana.

Dopo l’apertura della nicchia nella cappella della Chiesa Cattedrale, le portatrici hanno portato all’altare le Reliquie. Quindi la recita del rosario, la coroncina di Santa Lucia e la celebrazione della messa alla quale è seguita la chiusura della nicchia. La Festa delle Reliquie nasce nel ricordo dell’anniversario della dedicazione della Chiesa Cattedrale (che si celebra il 9 gennaio) e del terremoto del 1693.

“O Santa Patrona illumina il nostro cammino, sostieni le nostre famiglie, liberaci da ogni pericolo, donaci salute e serenità e pace a tutti. Apri il nostro cuore perché nelle avversità della vita vediamo lo splendore della nuova luce. Vi auguro di incontrare nella vostra vita il messaggio che abbiamo ricevuto” ha concluso l’arcivescovo Lomanto.

 

Messaggio dell'arcivescovo Lomanto per l'anniversario della dedicazione della Cattedrale

“Vivere nella Chiesa vuol dire crescere nella comunione di Cristo”

La festa della Dedicazione della nostra Cattedrale costituisce una singolare occasione per approfondire la nostra identità di credenti in Gesù Cristo per riflettere – come comunità ecclesiale – sull’importanza di far parte del suo corpo mistico“. Lo scrive l’Arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, nel messaggio inviato ai presbiteri e a tutti i fedeli in occasione dell’anniversario della dedicazione della Chiesa Cattedrale.

«Nell’edificio la comunità è chiamata a riconoscere la sua identità e la sua vocazione al culto spirituale» (L. Chengalikavil, La dedicazione della chiesa, 69).

“Mi soffermo rapidamente su tre punti: Cristo è fondamento della Chiesa; Cristo è la fonte della grazia e della santità; Cristo è la linfa vitale della missione della Chiesa.

Cristo è il fondamento della Chiesa 

«Gesù Cristo è il fondamento della Chiesa… noi siamo delle pietre vive che fanno crescere questo edificio… l’armonia la fa lo Spirito Santo» (Francesco, Messa Cappella della Casa S. Marta, 9.11.2017). (…)
La costruzione esprime il raduno del popolo di Dio. E, infatti, la Chiesa, costruita nella celebrazione con pietre vive che sono i fedeli, viene edificata nella santità grazie all’azione dello Spirito Santo. La santità è, infatti, la vita di Gesù comunicata alla Chiesa. E noi viviamo la santità nella misura in cui ci immergiamo nella vita del Corpo mistico di Cristo.
Lo Spirito Santo anima tutta la Chiesa ed è il principio della nostra stessa vita nel Corpo di Cristo: solo se animati dallo Spirito possiamo – non nell’individualismo, ma nell’armonia della comunione – vivere secondo il cuore di Gesù.
Vivere nella Chiesa non vuol dire farsi santi da soli, ma crescere nella comunione di Cristo secondo l’efficacia dello Spirito Santo. (…)

Cristo è la fonte della grazia e della santità

Cristo – pietra angolare e fondamento immutabile dellʼedificio spirituale che è la Chiesa – è la pienezza della divinità, il fulcro dell’unità, la fonte della grazia e della santità. È Lui il principio della vita cristiana che fa vivere nella grazia di Dio lʼimpegno di santificazione. (…)
Sia salda in noi la convinzione che, solo chi vive in Cristo nello Spirito Santo, crea quella comunione con i fratelli che garantisce continuità con il passato e slancio nella missione.


Cristo è la linfa vitale della missione della Chiesa

Nella Chiesa la comunità è chiamata a riconoscere la sua identità, la sua vocazione al culto spirituale e alla missione nel mondo.
La Chiesa, Corpo mistico del Cristo, ha anche la specifica missione di adunare gli uomini che vivono nel tempo. La Chiesa è sacramento della presenza di Dio nella storia che ripresenta ogni giorno il mistero dell’Incarnazione divina. La Chiesa, infatti, mentre vive nel culto la dimensione verticale del suo rapporto con Dio, nello stesso tempo esprime nella carità missionaria la dimensione orizzontale del suo rapporto con gli uomini. (…) Sia Cristo la pietra angolare della nostra vita e del nostro agire, affinché con la forza dello Spirito Santo – nella comunione ecclesiale – possiamo diventare testimoni dell’Amore di Dio Padre nel mondo.


L'arcivescovo di Siracusa scrive alla comunità diocesana

Mons. Francesco Lomanto: “Non scoraggiatevi!”

Non scoraggiatevi! Come ha scritto Papa Francesco nella recente enciclica Fratelli tutti, trasformiamo questo momento di sofferenza in una grande occasione che ci permetta di esprimere la fraternità che si fa carico del dolore degli altri, di essere costanti e instancabili nell’impegno di includere, di integrare, di risollevare chi è caduto”. L’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, scrive alla comunità diocesana in questo tempo  “difficile, carico di timori ed incertezze a causa della perdurante pandemia”. A poco meno di un mese dal suo insediamento mons. Lomanto ha sentito la necessità di scrivere ai fedeli siracusani che stanno vivendo questa emergenza sanitaria invitandoli ad essere “buoni samaritani”.
Le ristrettezze che viviamo stanno seriamente provando il nostro tessuto sociale. Tante famiglie sono costrette ad affrontare un grave e, spesso, irreversibile tracollo economico che sembra spegnere ogni speranza – scrive mons. Lomanto -. Invito tutti ad elevare a Dio, Padre provvidente, la nostra costante preghiera affinché cessi il flagello di questo virus. Esorto tutti ad osservare scrupolosamente le precauzioni raccomandate dalle Autorità sanitarie: custodire se stessi e i fratelli proteggendoli dalla malattia è oggi la prima opera di carità che ci viene chiesta“. 
Mons. Lomanto ha ricordato il servizio degli operatori sanitari: “Il mio pensiero e la mia preghiera vanno ai familiari dei malati, ai medici, agli infermieri e a quanti sono chiamati a curare ed assistere i ricoverati nei nostri ospedali e coloro che si trovano in isolamento. Con il loro servizio ci ripropongono la figura evangelica del buon samaritano che prontamente soccorre chi è nella sofferenza. Vorrei poter raggiungere tutti per far sentire la mia vicinanza e quella di tutti i sacerdoti. Anche se non possiamo visitarvi per portarvi il dono dei Sacramenti, sappiate che non siete soli. Il Signore stesso vi visiterà con il dono della sua dolce e confortante presenza”. L’arcivescovo ha ringraziato chi si occupa della salute pubblica invitandoli a fare sempre di più: “A quanti sono preposti alla cura del bene comune e alla salvaguardia della salute pubblica esprimo la mia gratitudine per quanto hanno fatto e continuano a fare in questo lungo periodo di pandemia. Sono certo che continueranno a spendersi nell’esclusiva ricerca del bene di tutti. Grazie ai volontari che operano a favore dei poveri nelle parrocchie, nella Caritas e nelle diverse realtà associative che si prodigano per portare assistenza e sollievo a chi è nella prova. Il Signore vi benedica e vi sostenga. La nostra patrona S. Lucia ci faccia sperimentare, come in tanti momenti difficili della nostra storia, la sua intercessione. Su tutti invoco la benedizione di Dio, portatrice di luce e vita“.

L'arcivescovo si è recato alla mensa del Pantheon e nel carcere di Augusta

L’arcivescovo tra poveri e detenuti

Il vescovo che mi ha ordinato, mons. Mario Russotto, mi ha consegnato tre ‘p’ da seguire: la Parola di Dio, la preghiera ed infine i preti ed i poveri. Evidenziando la necessita di seguire gli ultimi. Ed il mio primo pensiero è stato venire a trovare voi“. Così l’arcivescovo mons. Francesco Lomanto si è rivolto ai detenuti della casa di reclusione di Brucoli (Augusta) nel corso di una visita all’indomani della sua ordinazione episcopale. Accompagnato dal cappellano don Antonio Francesco Trapani, l’arcivescovo si è recato nel carcere dove è stato accolto dalla direttrice Angela Lantieri e dal comandante Dario Maugeri.

Trapani, l’arcivescovo Lomanto, la direttrice Lantieri, Maugeri

Sono venuto qui per farvi sapere che vi penso” ha detto il pastore della Chiesa siracusana che ha avuto modo di visitare diverse sezioni dell’istituto di pena, ma anche gli uffici, la biblioteca e l’auditorium. Molti detenuti hanno ringraziato l’arcivescovo e gli hanno chiesto se la sua porta sarà aperta sempre, perché spesso vengono lasciati soli. “La mia non è una visita formale – ha detto Lomanto chiedendo a ciascuno il proprio nome -. Sono qui per ascoltare i vostri bisogni e tutti i giorni il cappellano è a vostra disposizione. Mi auguro che il sole che oggi arriva in questo cortile sia un raggio di sole che possa entrare nel vostro cuore per un cammino di conversione, un percorso di ricostruzione della propria vita“. L’arcivescovo ha incontrato anche i detenuti che frequentano la scuola e coloro i quali partecipano ai corsi di formazione per la ristorazione ed in campo agricolo. “Siamo lieti di averla avuta qui con noi, è stato un grande dono soprattutto in questo momento” ha detto la direttrice Lantieri consegnando all’arcivescovo una targa ricordo.

 

La direttrice Lantieri consegna la targa a mons. Francesco Lomanto

L’attenzione dell’arcivescovo Lomanto è stata poi rivolta agli ultimi. Per questo motivo ha voluto subito visitare anche Casa Sara e Abramo, la struttura dell’Arcidiocesi che accoglie i senzatetto, e la mensa del Pantheon che ogni giorno fornisce un pasto caldo ad una sessantina di persone.

Alla Casa Sara e Abramo è stato accolto dal responsabile Marcello Munafò che ha spiegato come funziona la struttura che fornisce un’accoglienza quotidiana. Diversi volontari si alternano nella gestione che comunque è affidata anche gli ospiti della Casa che devono fornire ognuno il proprio contributo e hanno occasione anche di fare comunità all’interno in uno spirito di aiuto reciproco.

A Siracusa ci sono una mensa aperta per il pranzo al Pantheon ed una mensa aperta nel pomeriggio in via Nome del Gesù, nel centro storico di Ortigia, gestita dalla comunità di San Martino di Tours.

È una mensa che si basa sulla provvidenza, l’unica mensa cittadina aperta a pranzo ed attiva sette giorni su sette, comprese le festività di Natale e Pasqua – ha detto don Massimo Di Natale, parroco della chiesa del Pantheon -. E questo è possibile grazie ai tanti volontari, professionisti, uomini e donne che vengono tutti i giorni oppure che anche dedicano solo alcune ore del loro tempo per aiutare. Naturalmente tutto questo è stato possibile grazie al mio predecessore, don Paolo Manciagli, che ha voluto fortemente offrire questo servizio“.
L’arcivescovo ha prima letto una preghiera e benedetto i presenti. Poi ha indossato i guanti ed ha distribuito il cibo alle persone che attendevano in fila. Un pasto ma anche un sacchetto di spesa da portare a casa. “Sono volontari che mettono a disposizione talenti, tempo libero e generosità” ha concluso don Massimo. Circa 50 i volontari che si danno il turno durante la settimana. “Grazie – ha detto l’arcivescovo ai volontari – per questo esercizio di carità, che è anche di pazienza e di amore vero. Perché comporta il dono ed il dono di noi stessi“.  

L’arcivescovo Lomanto distribuisce il pasto alla mensa

Amare Dio e il prossimo per realizzare la nostra vita cristiana

“Amare Dio e il prossimo: è all’interno di questo comandamento che dobbiamo realizzare tutta la nostra vita cristiana”. E’ uno dei passaggi dell’omelia dettata dall’arcivescovo mons. Francesco Lomanto nella chiesa Cattedrale per la sua prima celebrazione eucaristica dopo l’ordinazione. Anche in questo caso l’emergenza sanitaria ha imposto un numero limitato di presenze all’interno della chiesa.

“Ci dobbiamo lasciare trascinare dal suo amore – ha continuato mons. Lomanto -. L’amore per Dio è a fondamento dell’amore per gli altri. Amare Dio con tutto il cuore significa vivere in questo dimensione l’amore per l’altro. Quello di Dio è un Amore preveniente universale e totale. A me chiede il servizio e il dono di incarnare il Mistero. ’amore per il passato ci aiuta a riscoprire la nostra identità di cristiani. A tutti voi viene chiesto di camminare insieme nella via di Dio, di crescere nella santità. Ma essere santi significa lasciarsi trasformare da Dio che abita nella nostra vita. Insieme con la grazie del signore camminiamo con sacrificio”. 

A dare il benvenuto all’inizio della celebrazione è stato mons. Salvatore Marino, parroco della Cattedrale: “Aiutaci nella capacità di ripensare, di vedere la realtà nella novità con la continuità. Noi ci impegniamo a seguirti”.

Al termine della celebrazione anche un fuori programma con il saluto dell’arcivescovo alla patrona Santa Lucia: mons. Lomanto è entrato all’interno della cappella dedicata alla patrona e la Deputazione della cappella di Santa Lucia ha fatto aprire la nicchia che custodisce il simulacro.

 

 

 

 

Mons. Francesco Lomanto è il nuovo arcivescovo metropolita di Siracusa

Benvenuto don Francesco!

“Il vescovo è un agnello immolato nell’Olocausto d’amore nella verità. Con l’amore, la pazienza e la saggezza che ti contraddistinguono saprai guidare l’antichissima Chiesa di Siracusa”. Il vescovo di Caltanissetta, Mario Russotto, si rivolge a Francesco Lomanto, arcivescovo metropolita di Siracusa: un padre che accompagna il figlio in un grande incarico. E dopo la liturgia dell’ordinazione episcopale, nonostante le rigide misure imposte dall’emergenza pandemia all’interno della Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, l’abbraccio  tra i due provoca emozione nel neo arcivescovo. 

Il vescovo di Caltanissetta consegna al suo “eletto” tre parole, santità, speranza e solidarietà per vivere l’Episcopato: “Raccogli le lacrime della tua gente per deporle nel Cuore Immacolato di Maria, vivi con coraggio il martirio del primo vescovo Marciano mai venuto meno alla verità del Vangelo che non vuole compromessi, sii tu lo sguardo di quella vergine e martire Lucia, divenendo tu sguardo di gioia e serenità”. 

Francesco Lomanto, 58 anni, originario di Mussomeli (Caltanissetta), docente alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista a Palermo, dove è stato preside dal 2015 ad oggi, ha ricevuto dalle Diocesi di Siracusa e Caltanissetta anello e pastorale. 

Ed anche nello stemma, il neo arcivescovo ha voluto ricordare le due Diocesi: lo scudo contiene una bilancia, una spada e uno scudo che rappresentano l’arcangelo S. Michele, patrono della Chiesa nissena; nel secondo il monogramma mariano A + M, la devozione al Cuore Immacolato di Maria nell’insigne Santuario di Siracusa; un pastorale che richiama il vescovo San Marciano e una palma che raffigura Santa Lucia martire, patroni della Diocesi; nel terzo una stella a otto punte si riferisce alla Madonna (Maris Stella) e manifesta la pietà mariana del popolo di Mussomeli, e la sommità di un castello manfredonico esprime il rapporto con le radici storiche e l’identità culturale del paese natio; nel quarto un’aquila di nero ad ali spiegate, con aureola e lingua rossa, che tiene un libro rosso con pagine dorate, simbolo di S. Giovanni Evangelista, al quale è dedicata la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia. 

“Il dono sacramentale dell’episcopato mi impegna ad essere testimone consapevole del Risorto e ad assumere con piena responsabilità i tratti di Cristo Buon Pastore – ha detto l’arcivescovo Lomanto -. Agostino sostiene che la fatica di essere pastore è ardua e la responsabilità del Vangelo lo atterrisce: lʼepiscopato è un incarico ricevuto, lʼessere cristiano invece è una grazia. Invoca perciò il sostegno dei fedeli e sottolinea la necessità dellʼaiuto di Cristo per sostenere il fardello, la bisaccia dellʼepiscopato, che contiene il necessario per il viaggio, precisando anche che il contenuto di questa bisaccia sono gli stessi fedeli. Agostino ne deduce che la sua disponibilità alla missione ricevuta è contrassegnata da donazione totale e dal servizio umile: essere al servizio di tutti, secondo il comandamento del Signore e dietro il suo esempio. Il Vescovo – gli fa eco nel nostro tempo san Paolo VI – non deve avere davanti la prospettiva degli ostacoli e delle prove, che sono proprie dellʼufficio episcopale, ma gli uomini da amare, da servire e da salvare. Ho scelto per questo una espressione del Vangelo di Giovanni (Gv, 17,19): Sanctificati in veritate, (consacrati nella verità).

Nellʼesercizio del ministero episcopale desidero ispirarmi alla perenne ricchezza del Concilio Vaticano II e alla feconda sapienza con cui esso riflette sullʼufficio pastorale dei vescovi e sulle potenzialità di rinnovamento ecclesiale percepite nelle quattro costituzioni, al magistero degli ultimi pontefici e in particolare di papa Francesco, che nellʼapertura allʼaltro, nella capacità di accoglienza, nellʼattenzione alle periferie, nellʼessere prossimo di tutti e nella fratellanza universale, vede la nuova cifra del dialogo che la Chiesa è chiamata a istaurare dentro la storia con il mondo contemporaneo”.