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Promuovere il bene comune attraverso la verità

Un appuntamento dal carattere regionale che ha riunito a Siracusa giornalisti e operatori della comunicazione, e non solo quelli di orientamento cattolico, ma anche quanti riconoscono l’interesse e l’importanza della proposta di “Parlare con il cuore”. È quanto chiede papa Francesco nel messaggio per la 57esima Giornata delle Comunicazioni sociali diffuso questa mattina. Un invito declinato in Sicilia in un corso di formazione per giornalisti organizzato dall’Ufficio per la Cultura e le Comunicazioni sociale della Conferenza episcopale siciliana, dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia e dall’Ucsi, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Siracusa e l’Assostampa provinciale e con il settimanale diocesano “Cammino” e la Basilica Santuario Madonna delle Lacrime.
Il tema del convenire ha riguardato la necessità di fare della “cronaca dell’uomo” una “storia per l’Umanità”.
L’appuntamento si è aperto con un momento di preghiera ai piedi della Madonna delle Lacrime, guidato da mons. Francesco Lomanto, arcivescovo di Siracusa e delegato Cesi per le Comunicazioni sociali, e culminato con la preghiera del giornalista che lo stesso presule ha composto.
“Nel giorno della festa di San Francesco di Sales, desidero rivolgere un cordiale saluto e augurio a tutti i giornalisti, agli operatori della comunicazione sociale in Sicilia – ha detto l’arcivescovo di Siracusa -. Prendendo spunto dalle parole di Papa Francesco nel tema della 57esima Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, in cui ci invita a parlare con il cuore, desidero augurare a tutti di vivere nella verità, di accogliere la verità, di annunciare e trasmettere la verità del Vangelo con la dignità della professione. Portare tutti a un cammino di progresso, di civiltà fondato sulla giustizia, sulla verità del Vangelo, promuovendo la partecipazione e la corresponsabilità di tutti alla ricerca, alla custodia del bene comune. Diventiamo noi stessi la parola di verità, di vita e salvezza e attraverso il nostro servizio offriamo un cammino di progresso e civiltà fondato sulla Parola del vangelo per promuovere il bene comune di tutti attraverso il servizio e la comunicazione della verità”.
Al centro della giornata di riflessione che si è svolta nel salone del Santuario mariano, l’intervento di Salvo Noè, psicoterapeuta e scrittore, autore del libro “La Paura come dono”, frutto di un colloquio con il papa. Ha aiutato la riflessione su “comunicazione, relazione e ottimismo“. “Dietro e dentro ogni notizia – ha detto – c’è un aspetto comunicativo e uno relazionale: il primo ci chiede di raccontare quanto mi è stato detto, l’altro mi fa dire e raccontare quello che ho provato“. Ha definito “la differenza tra dire e chiacchierare“, tra “segnalazione e lamento”, tra “denuncia e indignazione”. L’invito ai giornalisti è stato allora: “Intervistate per una soluzione, ma non per sostare nel problema, nella sofferenza. Certo – ha detto – bisogna conoscere le paure che abbiamo, che ci sono, che insistono nella vita di ciascuno di noi e di noi tutti insieme, le paure delle nostre comunità e della nostra società, ma occorre una venatura verso la soluzione, appunto“.
Tra gli interventi quelli di Salvatore Di Salvo, segretario nazionale Ucsi e tesoriere dell’OdG Sicilia; Orazio Mezzio, direttore del settimanale diocesano “Cammino”; Prospero Dente, segretario dell’Assostampa di Siracusa; Aldo Mantineo, componente del Consiglio disciplinare territoriale dell’Odg Sicilia e componente del Corecom Sicilia.
Per don Arturo Grasso, direttore dell’Ufficio CESi per le Comunicazioni sociali, “chiedere alla nostra esperienza di farsi storia, non significa farne un semplice ricordo o cronaca ma farlo essere una testimonianza del nostro vissuto che diventa comunicazione e comunione della mia esistenza insieme al mio prossimo, che oggi è anche social. Essere testimone significa essere nella storia anche nell’attuale scenario digitale e quindi significa abitare la contemporaneità e raccontarla attraverso i media che ringrazio perché quotidianamente svolgono un impegno delicato e importante. L’Amore, secondo il mio parere, è la massima modalità di comunicazione della Notizia e, per noi cristiani, della Buona Notizia; l’Amore è quindi il luogo comunicativo da abitare per la trasmissione del messaggio evangelico“.
 

 

Festa delle reliquie per la dedicazione della Cattedrale

Venerdì 13 gennaio, esposizione straordinaria simulacro di Santa Lucia e Festa delle Reliquie. Il ricordo del terremoto del 1693 diventa la festa delle Reliquie con il coinvolgimento delle portatrici delle reliquie di Santa Lucia. Un momento atteso dai tanti fedeli per chiedere l’intercessione della patrona.
Il programma prevede alle ore 16.30 l’apertura della nicchia nella cappella della Chiesa Cattedrale. Subito dopo processione delle portatrici che porteranno all’altare maggiore le Reliquie. Seguirà la meditazione di mons. Salvatore Marino, parroco della Cattedrale, su Maria e Lucia. Quindi la recita del rosario animato dalle portatrici, la coroncina di Santa Lucia e la messa alle ore 18,00 che sarà presieduta dall’Arcivescovo, mons. Francesco Lomanto. La Festa si concluderà con la chiusura della nicchia. “Rappresenta per noi tutti – ha spiegato il presidente della Deputazione della Cappella di Santa Lucia, Giuseppe Piccione – anche un modo per ringraziare per come si è svolta la festa“.
La Festa delle Reliquie nasce anche nel ricordo dell’anniversario della dedicazione della Chiesa Cattedrale, che si celebra il 9 gennaio.
Come ha ricordato l’arcivescovo mons. Francesco Lomanto nella sua omelia lunedì scorso la “dedicazione della Chiesa è il segno della nostra consacrazione a Dio. Lʼuomo è il vero tempio di Dio. Lo spirito umano ha la capacità di aprirsi sempre di più, fino ad accogliere l’infinito, nella misura che l’anima vive l’amore, la carità divina che è preveniente, universale (aperta a tutto e a tutti) e totale“. L’arcivescovo ha evidenziato: “siamo la dimora di Dio, per essere lo strumento di Dio, la luce di Dio, la sua parola. Viviamo la carità, per dare al Signore la massima gloria, di farlo cioè vivere in noi ed essere tempio vivo della sua gloria, sacramento vivo della sua presenza“. E poi rivolgendosi ai presbiteri ha detto: “Facciamo sempre più spazio a quello che il Signore ci chiede. Viviamo il nostro ministero presbiterale nel segno dell’unità e della gratuità dell’amore di Dio per trasmettere e garantire la verità del Vangelo che ci fa liberi, per guidare il popolo di Dio alla salvezza e alla santità, per dare compimento nella celebrazione eucaristica allʼofferta di vita dei fedeli. La Chiesa ha anche la specifica missione di adunare gli uomini che vivono nel tempo. La Chiesa è sacramento della presenza di Dio nella storia e ripresenta ogni giorno il mistero dell’Incarnazione divina. La Chiesa, mentre vive nel culto la dimensione verticale del suo rapporto con Dio, nello stesso tempo esprime nella carità missionaria la dimensione orizzontale del suo rapporto con gli uomini“.
Infine un invito: “In ambito pastorale, si promuova sempre più, per i piccoli e per i grandi, per i giovani e per gli adulti, per i gruppi e per le famiglie, nelle parrocchie e nelle associazioni, una catechesi come educazione alla fede, insistendo con l’appello alla conversione e con la proposta della vocazione alla santità come elemento costitutivo della vita della Chiesa e della missione pastorale. Doniamo Dio agli uomini, restituiamo loro la fede in Cristo, trasmettiamo la verità del Vangelo. Realizziamo in noi il mistero di Dio per comunicarlo agli altri, per offrire al mondo un cammino di rinnovamento e di speranza fondato sul Vangelo“.

Dedicazione della Chiesa Cattedrale

Lunedì 9 gennaio ricorre l’anniversario della Dedicazione della Chiesa Cattedrale. Alle ore 18.00, in Cattedrale, l’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, presiederà una celebrazione eucaristica.
Si tratta di una data importante: nel calendario liturgico è segnata come Solennità per la comunità diocesana.
Una ricorrenza che rappresenta un momento particolarmente significativo per la vita della Diocesi: è la festa propria della comunità diocesana che riconosce nella Chiesa Cattedrale il segno dell’unità e della comunione col Vescovo. La Cattedrale è segno di ciò che siamo chiamati ad essere: Tempio vivente di Dio, capace di far risplendere nel mondo la grazia del Signore ed accogliere tutti coloro che sono alla sua ricerca.

Sarà presieduta dall'arcivescovo mons. Francesco Lomanto

Una messa in suffragio di Benedetto XVI

Una messa in suffragio del papa emerito Benedetto XVI sarà celebrata sabato 14, alle ore 18.00, al Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa dall’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto.

Ringraziamo il Signore per avere donato alla Chiesa Papa Benedetto XVI, Pastore secondo il cuore di Dio. Egli — umile lavoratore nella vigna del Signore, custode della fede, profeta della speranza e promotore della carità, maestro nell’annuncio del Vangelo, fedele servitore della Chiesa, libero nello Spirito della Verità — ci ha guidato alla conoscenza di Cristo, al suo amore alla vera gioia” ha scritto mons. Lomanto che ha ricordato il servizio “mite, umile, generoso” e “l’illuminato e ispirato magistero” del papa emerito.

Raccomando anche di celebrare, in comunione di intenti, in un giorno opportuno, una Santa Messa nelle Chiese parrocchiali. Chiediamo al Signore di accoglierlo nella Sua gloria, in comunione dei Santi, per cantare la Liturgia eterna nella pace e nella beatitudine della Gerusalemme celeste, ove più che mai è più vicino a noi, prega per noi e ci protegge” ha concluso mons. Lomanto.

E' morto il Papa emerito Benedetto XVI

Mons. Lomanto: “Ci sostenga il suo ispirato magistero”

Il Papa Emerito, Benedetto XVI, è deceduto oggi alle ore 9.34, nel Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano. Dalla mattina di lunedì, 2 gennaio, il corpo del Papa emerito sarà nella Basilica di San Pietro in Vaticano per il saluto dei fedeli.
“Carissimi, continuiamo a pregare per Papa Benedetto XVI, che, ora più che mai, nel silenzio definitivo davanti al Signore, è più vicino a noi, prega per noi e ci protegge – ha scritto mons. Francesco Lomanto, Arcivescovo di Siracusa, nel suo messaggio ai fedeli siracusani -. Ci consoli la sua consapevolezza di fede: «L’essere cristiano mi dona la conoscenza, di più, l’amicizia con il giudice della mia vita e mi consente di attraversare con fiducia la porta oscura della morte» (6 febbraio 2022). Ci sostengano le tante sollecitazioni provenienti dall’illuminato e ispirato magistero papale incentrato sulla «presentazione della fede in modo adatto alla cultura del nostro tempo». Ci rafforzi la speranza, che ci è stata donata, come lui stesso ebbe a ricordarci, «una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente, […] anche un presente faticoso» (Spe salvi, 1)”.

“Facciamo presente Gesù per noi oggi, non domani”

La solennità del Natale ci doni la gioia di fare presente Gesù oggi per noi, nel luogo dove noi siamo e nella vita che noi viviamo, oggi, non domani. Questo è il mistero del Natale, una presenza che non ci abbandona: ovunque noi siamo egli è con noi. E noi diveniamo presenza viva del suo amore.
Come ho scritto nella lettera pastorale di quest’anno “Santificati nella verità” (Gv 17,19): “E’ necessario offrire al mondo di oggi un cammino di civiltà e di progresso fondato sulla giustizia e sulla verità del Vangelo. […] L’unico cammino che ci conduce alla vita e alla salvezza è stato aperto da Cristo, Via, Verità e Vita. Egli è il Verbo incarnato, è il Dio con noi; è il Rivelatore del Padre e il Salvatore del mondo”. La venuta del Signore ci aiuti a superare la situazione di grande incertezza che stiamo attraversando a causa delle conseguenze della pandemia, della brutalità delle guerre e della grave crisi energetica ed economica che mette in difficoltà famiglie, commercianti, lavoratori, disoccupati e incrementa il numero dei poveri. Il Natale del Signore porti a tutti serenità, pace, gioia, salute e alimenti in tutti il senso vivo del dono di sé, della collaborazione della corresponsabilità.
Auguro di cuore ogni bene a tutti, alle vostre famiglie e tutti i vostri cari. 

Buon Natale a tutti!

                                                                                       Mons. Francesco Lomanto
Arcivescovo di Siracusa

 

 

Cento anni alla parrocchia del Pantheon

La parrocchiana più longeva della chiesa di San Tommaso Pantheon compie 100 anni. La comunità parrocchiale si è riunita attorno a Lidia Bartoli per spegnere insieme le candeline per i suoi 100 anni.
Momenti di gioia per l’evento che ha visto la signora Lidia circondata dall’affetto caloroso degli amici e del parroco don Massimo Di Natale. L’arcivescovo mons. Francesco Lomanto ha impartito la benedizione, mentre il sindaco di Siracusa Francesco Italia le ha donato una targa speciale a nome dell’intera città. “Tutti vedono nella signorina Lidia un esempio da imitare per il suo “guardare e parlare con gli occhi”, il suo sorriso contagioso, il suo amore incondizionato per la vita e per il prossimo, il suo ieri che si fa oggi e domani con ancora più voglia di condividere e di fare” ha detto don Massimo Di Natale.

Mons. Lomanto: “Santa Lucia, sostegno nello sconforto”

Santa Lucia “non si è lasciata intimorire dinanzi alle difficoltà e alle minacce” ed ha tenuto “sempre fisso lo sguardo su Dio“. Questo ci incoraggia “a non farci prendere dallo sconforto nella situazione di grande incertezza che stiamo attraversando a causa degli strascichi della pandemia, della brutalità delle guerre e della grave crisi energetica ed economica che mette in difficoltà famiglie, commercianti, lavoratori, disoccupati e incrementa il numero dei poveri”. L’arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, parla alla città e ai fedeli siracusani che in migliaia hanno affollato piazza Duomo ieri pomeriggio nel momento dell’uscita del simulacro e delle reliquie di Santa Lucia dalla chiesa Cattedrale. Superata l’emergenza pandemica a Siracusa, nel giorno della festa della patrona e martire siracusana, torna la processione che dalla Cattedrale ha portato il simulacro in serata alla Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, luogo del martirio, dove si terrà l’ottavario. Al termine del quale ci sarà la processione di rientro in Cattedrale. “Guardando a Santa Lucia, comprendiamo la necessità di una fede che deve essere assolutamente forte. Dobbiamo “perseverare” nella fede in Dio, l’unico che può darci la forza di superare la complessità del tempo presente senza cadere nello scoramento. Il Signore è con noi! Santa Lucia è con noi!” ha concluso Lomanto nel suo discorso dal balcone pronunciato davanti a migliaia di siracusani che poi hanno accompagnato la patrona in una lunghissima processione terminata dopo oltre sei ore.
Al mattino è stato l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, a tenere il Pontificale “consegnando” tre “luci” alla comunità ecclesiale: la luce di Platone che “è luce d’unità che vince le tenebre della divisione e della lacerazione delle guerre. L’unità è un valore, civile ed ecclesiale, prezioso da custodire. C’è lo ricorda Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: l’unità prevale sul conflitto”. E poi la luce di Paolo che “ci ricorda come Dio sia grazioso, nel duplice significato di questo aggettivo: gratuito e bello. Dio è mistero di pura grazia non solamente nei nostri confronti, liberandoci, in Cristo morto e risorto, gratuitamente dai mali e dal Maligno; ma anche ad intra, in sé stesso. Ed infine la terza ed ultima: la luce di Lucia, una “luce martiriale”, una “luce testimoniale”. “Oggi si parla tanto, nel linguaggio del marketing del testimonial. Ma Lucia è più di un testimonial, è una testimone che crede fino a dare la vita, è appunto una “martire”. Il martire “non è colui il quale toglie la vita a sé o agli altri, ma colui a cui la vita viene tolta per non venir meno alla sua fede e colui che risponde alla violenza con la non-violenza, al male con il bene, alla morte donando la vita. La luce martiriale è una luce della non-violenza. Una Città, una Nazione, le relazioni fra le Nazioni se poggiassero sempre più e sempre meglio le fondamenta del loro vivere comune sulla “non-violenza” o sulla “carità” e “l’accoglienza vicendevole” tutto oggi sarebbe diverso”.
Ai piedi del simulacro anche la reliquia del giudice Rosario Livatino, che l’arcivescovo di Agrigento ha portato per la serata in ricordo del giudice martire della verità e della giustizia che ha avuto luogo lunedì scorso: un confronto a più voci sulla figura di un testimone di una fede “credibile”.

 

 

 

 


Discorso di Piazza Duomo

Carissimi fratelli e sorelle,

ancora una volta, il Signore ci dona la grazia di celebrare la festa della nostra cara Santa Lucia, vergine e martire siracusana, nostra concittadina che ammiriamo per la sua fede in Gesù, per la sua carità verso i bisognosi e per la sua speranza che mai è venuta meno, neanche quando ha affrontato persecuzione e umiliazione.

Oggi, con devozione portiamo in processione il Simulacro che ritrae Santa Lucia e si presenta in un portamento nobile, che guarda in avanti, con i segni del martirio. Anche la statua della nostra cara Patrona per un verso ci ricorda l’incrollabile fierezza di Santa Lucia la quale non si è lasciata intimorire dinanzi alle difficoltà e alle minacce, tenendo sempre fisso lo sguardo su Dio, per un altro verso incoraggia anche noi a non farci prendere dallo sconforto nella situazione di grande incertezza che stiamo attraversando a causa degli strascichi della pandemia, della brutalità delle guerre e della grave crisi energetica ed economica che mette in difficoltà famiglie, commercianti, lavoratori, disoccupati e incrementa il numero dei poveri.

Guardando a Santa Lucia, comprendiamo la necessità di una fede che deve essere assolutamente forte. Dobbiamo “perseverare” nella fede in Dio, l’unico che può darci la forza di superare la complessità del tempo presente senza cadere nello scoramento. Il Signore è con noi! Santa Lucia è con noi!

Anche noi con coraggio, come Santa Lucia, poniamo tutta la nostra fiducia in Dio che ‒ come leggiamo nella Bibbia ‒ «dà forza allo stanco e accresce vigore a colui che è spossato» (Is 40,29). Anche noi, come Santa Lucia, crediamo alle parole di San Paolo dicendo «Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica» (Fil 4,13).

Papa Francesco ci ha indicato il Sinodo della Chiesa come cammino indispensabile per sostenerci nella fede, per stare insieme alla presenza di Dio, per testimoniare l’amore di Gesù e la carità verso gli altri.

Come ho scritto nella lettera pastorale di quest’anno “Santificati nella verità” (Gv. 17,19): «È necessario offrire al mondo di oggi un cammino di civiltà e di progresso fondato sulla giustizia e sulla verità del Vangelo. […]. L’unico cammino che ci conduce alla vita e alla salvezza è stato aperto da Cristo, Via, Verità e Vita. Egli è il Verbo incarnato, è il Dio con noi; è il Rivelatore del Padre e il Salvatore del mondo. E la missione più urgente e più necessaria è proclamare al mondo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio morto e risuscitato, che è la vita e la risurrezione per tutti».

Camminiamo insieme ai nostri Santi, sotto lo sguardo della Madonna di cui l’anno prossimo celebreremo il LXX anniversario della Lacrimazione, sotto la protezione di Santa Lucia della quale nel 2024 celebreremo il 1720° anniversario del suo glorioso martirio. I nostri Santi ci stiano accanto, ci proteggano e ci benedicano. Evviva Santa Lucia!

† Francesco Lomanto
Arcivescovo

 

L’unica nostra ricchezza è soltanto Colui che ci ama

“Crediamo all’amore di Dio, perché la fede cambia davvero il modo di guardare alla vita e di giudicarne gli avvenimenti. Se accogliamo l’amore di Dio, tutto diventa segno, mezzo e strumento del suo amore”. E’ uno dei passaggi dell’omelia di mons. Francesco Lomanto per i primi vespri della solennità di Santa Lucia nella chiesa Cattedrale. Presente anche mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, che domattina terrà il Pontificale.
“Santa Lucia, consacrandosi a Dio e progredendo nel cammino della fede, accolse l’amore di Dio per divenire amore, per entrare in un rapporto di carità vera col prossimo e per vivere l’unica grande ricchezza soltanto in Colui che ci ama” ha detto mons. Lomanto. “L’amore di Dio non è soltanto un esempio da imitare, ma un dono da accogliere. Questo ci insegna Santa Lucia. Soltanto se noi veramente sentiremo di essere amati da Dio, sapremo anche amare. Dio non ci ha amato di un qualunque amore, ci ha amati fino a donarsi Lui stesso infinito a ciascuno di noi e a dare il suo Figlio unigenito. La nostra vita cristiana altro non è che aprirci ad accogliere questo dono di amore; dono di amore che veramente non possiamo accogliere che in quanto noi stessi diveniamo amore. Se Dio ci dona l’amore noi diveniamo amore, perché nell’amore Egli abita in noi, e allora anche la nostra vita non è più che questo dono di noi stessi a Dio e ai fratelli. Il vivere davanti a Dio ci apre alla testimonianza come dono di noi stessi. Il perfetto cristiano è il martire (dal greco martyria: testimonianza), che segue più da vicino il Signore. La vita cristiana comporta per tutti un esercizio di pazienza e di amore: non si tratta per noi di offrire la vita nel martirio di sangue, ma di morire giorno per giorno a noi stessi, ai nostri egoismi, alla vanità del mondo, come ci impone la nostra adesione a Cristo (Lettera pastorale, 2022)”.

L’arcivescovo ha sottolineato che “l’amore del prossimo è la prova e la manifestazione dell’amore di Dio. L’amore del prossimo è la prova dell’amore di Dio, suppone l’amore di Dio e ne è la manifestazione. Non si ama il prossimo se non si ama prima Dio, altrimenti non si potrebbe realmente amarlo di quell’amore che ci salva, di quella carità soprannaturale che è la pienezza della legge secondo Paolo (cf. Rm 13,10). Di fatto è solo attraverso l’amore di Dio che l’uomo può entrare in un rapporto di carità vera col prossimo: carità non sociale ma intima, che realizza una vera unità (cf. DB, L’amore del prossimo, Firenze 1961)”. Infine l’arcivescovo ha invitato a riscoprire la vera ricchezza: “Tutta la vita cristiana consiste in questo: nel credere sempre meglio, nel credere sempre più che Egli ci ama. Proprio per questo tante volte l’amore divino spoglia l’uomo invece di arricchirlo: lo spoglia proprio perché sia nostra ricchezza Colui che ci ama e soltanto Colui che ci ama. Per chi crede, tutto è Amore! Questa è la notizia bella del Vangelo, che cambia la vita dell’uomo e del mondo. Questo è l’insegnamento di Santa Lucia che visse la vita come dono fino alla resa a Dio e all’esaltazione dell’amore crocifisso”.

Al termine il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, ha offerto un cero a nome della città, mentre alcuni sindaci della diocesi hanno offerto i doni del loro territorio.

Martire di Cristo – Ricordo di Rosario Livatino

Un ricordo di Rosario Livatino, magistrato ucciso in un agguato all’età di 38 anni. Stasera alle ore 20.30, nella Chiesa Cattedrale a Siracusa, avrà luogo l’incontro “Martire di Cristo nella verità e nella giustizia – Ricordo di Rosario Livatino” con mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo metropolita di Agrigento e mons. Francesco Lomanto, Arcivescovo Metropolita di Siracusa. L’arcivescovo di Agrigento porterà la Reliquia della camicia insanguinata di Rosario Livatino.

Livatino venne ucciso la mattina del 21 settembre 1990 sul viadotto Gasena lungo la strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta mentre, alla guida della propria auto, si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati individuati, grazie ad un testimone oculare, i componenti del gruppo omicida e i mandanti, e tutti sono stati condannati, in tre differenti tronconi processuali.
Il 9 maggio del 2021, nella cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, è stato proclamato beato nella messa celebrata dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi.
Nel decennio dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, come sostituto procuratore della Repubblica, Livatino si è occupato delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune ma anche, nel 1985, di quella che poi negli anni 1990 sarebbe scoppiata come la “Tangentopoli siciliana”. Il servizio che, dal 21 agosto 1989 al 21 settembre 1990, egli presta al Tribunale di Agrigento è di giudice a latere nella sezione penale, e in quanto tale, si dedica in modo speciale alle misure di prevenzione, incluse quelle patrimoniali.  “S.T.D.”. Sono le tre lettere, all’inizio non decifrate, poi identificate come le iniziali dell’espressione “sub tutela Dei“: lettere che segnano l’affidamento al Signore di tutto ciò che per Rosario Livatino ha senso, dalla vita familiare al lavoro, dalle preoccupazioni per l’incolumità propria e altrui alle speranze di matrimonio. Per questo le si incontra spesso nelle pagine delle sue agende.
Livatino è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni” ha detto di lui Papa Francesco nel discorso “Ai Membri del Centro Studi Rosario Livatino”  il 29 novembre 2019.
Rosario Livatino affermava: “Il compito del magistrato è quello di decidere. Orbene, decidere è scegliere e, a volte, tra numerose cose o strade o soluzioni. E scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata”.

Prima dell’incontro, stasera alle ore 19.00, celebrazione dei Primi Vespri della Solennità presieduta dall’arcivescovo mons. Francesco Lomanto. Al termine il sindaco di Siracusa, a nome della città, offrirà un cero votivo ed i sindaci della Diocesi offriranno un dono del loro territorio.