L’arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, ha scritto a Papa Leone XIV per esprimergli la sua vicinanza dopo gli attacchi subiti dal presidente degli Stati Uniti. Il Santo Padre è in viaggio apostolico nel continente africano, “un delicato e appassionante viaggio apostolico, per confermare nella fede i fratelli di quelle terre che hanno visto l’alba dell’era cristiana” scrive mons. Lomanto nella sua lettera.
“All’inizio del Viaggio, Ella ha ricordato che «Dio desidera per ogni Nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità». Mentre Vostra Santità – continua la lettera -, di fronte all’inasprirsi dei conflitti bellici che attualmente interessano quasi un centinaio di Paesi nel Mondo, testimonia la forza del Vangelo con la mitezza di chi sa che «alla fine la giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia, così come la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l’ultima parola», e richiama, sin dall’inizio del Suo Pontificato, ad una «pace disarmata e disarmante», esortando tutti i fedeli ad unirsi alla Sua preghiera umile e perseverante, c’è, fra quanti hanno responsabilità politica, chi osa rivolgersi a Vostra Santità con toni ed argomenti del tutto inaccettabili che, con forza, riproviamo e condanniamo”.
L’arcivescovo Lomanto rinnova la vicinanza “di questa antichissima Chiesa di Siracusa che si associa alle Sue intenzioni di preghiera per la pace, riconoscendo che solo con la preghiera al Principe della pace si può infrangere la demoniaca catena del male, ponendo un argine «a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo». Siamo certi – ha concluso l’arcivescovo di Siracusa – che la mite fermezza del Suo Ministero gioverà a edificare il Regno di Dio in quella pace messianica preconizzata dai Profeti e che, nel Crocifisso Risorto, vede il suo mistico compimento”.
E infine si è rivolto a “Maria Santissima, Regina della Pace, che nel 1953 versò le Sue lacrime a Siracusa, unire le Sue lacrime alle nostre, affinché il Suo divin Figlio ci conceda la grazia di una «pace disarmata e disarmante»”.
Al via la nuova campagna dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Negli spot Siracusa è protagonista con un progetto di accoglienza per famiglie immigrate.
Villa Mater Dei è un centro di accoglienza straordinaria, gestito dalla Fondazione Sant’Angela Merici, che offre una mano tesa a famiglie di immigrati, donne sole vittime di tratta e si occupa di casi fragili e particolarmente vulnerabili. Nata come monastero delle Carmelitane Scalze e successivamente trasformata in casa per ferie, oggi non si limita a fornire un riparo, ma offre un percorso di integrazione sociale e di autonomia personale. La struttura è stata aperta nel 2017, su iniziativa dell’arcivescovo Salvatore Pappalardo (oggi Arcivescovo Emerito) che accolse la richiesta dell’allora Prefetto di Siracusa affidando alla Fondazione Sant’Angela Merici, ente ecclesiastico senza scopo di lucro, l’avvio di un nuovo servizio di accoglienza per le persone più fragili del territorio.
Tra i protagonisti della nuova campagna di comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica Villa Mater Dei è un esempio concreto di come una semplice firma possa trasformarsi in una rete di accoglienza, dignità e speranza. La Casa, simbolo tangibile di solidarietà e inclusione, accoglie oggi 64 ospiti provenienti principalmente da Paesi africani. “Di questi, 22 sono bambini di età compresa tra i 3 mesi e i 16 anni. “Questa per noi – spiega don Alfio Li Noce, Presidente della Fondazione Sant’Angela Merici – è la scommessa maggiore, il nostro impegno prioritario perché li accompagniamo a una fase di crescita, scolarizzazione, inserimento attivo e creativo nel contesto sociale. La Casa è uno spazio pieno di vita e, quindi, di speranza grazie anche al supporto delle realtà operanti nel quartiere e degli abitanti”.
Non solo luogo di accoglienza, ma anche spazio di incontro e di dialogo interculturale. Questa la finalità di Villa Mater Dei, fortemente voluta dall’Arcidiocesi di Siracusa e che prosegue le sue attività su impulso dell’Arcivescovo Francesco Lomanto. La struttura può contare sulla sinergia con la prefettura, l’ufficio immigrazione della Questura e la collaborazione con l’ASP 8 di Siracusa, che ha realizzato al suo interno un ambulatorio medico che vede la presenza di un medico di medicina generale, un pediatra e un dermatologo. “Dietro l’accoglienza a Villa Mater Dei, risplendono i valori più profondi del Vangelo incarnati in gesti di amore e solidarietà. Questo luogo – aggiunge don Li Noce – è molto più di un rifugio temporaneo: è una casa che abbraccia con calore, dove ogni ospite accolto è riconosciuto come portatore di una dignità inviolabile. È un segno concreto dell’agire ecclesiale, per il quale siamo riconoscenti anche alla collaborazione e al sostegno dell’8xmille alla Chiesa cattolica italiana, una firma che fa davvero la differenza e che permette a questa struttura di esistere e a tanti fratelli che accogliamo di generare futuro e sostenersi nell’impegno della reciprocità. E il grazie lo vediamo e lo troviamo nei volti dei nostri bimbi e nelle famiglie che consegniamo alla seconda accoglienza”.
Con questo prezioso contributo, Villa Mater Dei può continuare a qualificare la propria offerta di ospitalità e a valorizzare gli spazi a disposizione della diocesi e del territorio, contribuendo a costruire reti di prossimità e percorsi di crescita umana e cristiana. Il centro si conferma così come un presidio stabile di accoglienza, di missione e di integrazione, in cui la firma dei contribuenti si traduce in servizi, cura delle persone e promozione del bene comune.
La Casa conta su un team di 20 operatori, coadiuvati da 8 ragazzi del servizio civile universale e da gruppi di volontari che si alternano, ai quali si aggiunge il prezioso supporto delle suore scalabriniane, dei fratelli maristi, dell’UNITALSI, dell’AVULS, dei Lions, del Rotary, della Caritas e dei gruppi Scout.
“Il centro rappresenta un porto sicuro per gli ospiti e quando arrivano – sottolinea Giuseppe Carta, coordinatore del centro – all’inizio sono insicuri perché non sanno quello che troveranno ma quando terminano il loro percorso se ne vanno contenti e lasciano un pezzo del loro cuore in questo posto. I fondi che sono arrivati dall’8xmille sono serviti a ristrutturare una mensa per poter accogliere tutti assieme gli ospiti”.
La struttura offre un accompagnamento nel cammino di inserimento e integrazione grazie anche alla presenza di diversi operatori dedicati, tra cui un educatore professionale, due mediatori culturali, due operatori sociali e un operatore di orientamento legale. “Possiamo dire che all’interno di Villa Mater Dei abbiamo tante lingue – racconta Emanuele Vasques educatore – religioni e culture diverse. Il mio obiettivo come pedagogista clinico all’interno della struttura è quello di creare collaborazioni e relazioni tra le persone. Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica abbiamo avuto l’opportunità di creare anche un centro di ascolto sociale, una biblioteca ed una ludoteca per i bambini”.
All’interno della struttura gli ospiti sono accompagnati con progetti personalizzati che coniugano dimensione sanitaria, educativa e sociale nel pieno rispetto delle diverse culture, etnie e fedi professate. Particolare attenzione viene riservata alla crescita dell’autonomia personale: i beneficiari collaborano attivamente e responsabilmente alle esigenze del centro e sono sensibili alla realtà che li circonda, dove non mancano di offrire il proprio supporto, la propria collaborazione sempre con disponibilità e desiderio di crescere e di potersi integrare.
“La permanenza nel Centro – conclude il presidente – mantiene un carattere necessariamente temporaneo. L’obiettivo del progetto è offrire non soltanto assistenza, ma veri e propri percorsi di inclusione sociale responsabilizzando i beneficiari, accompagnandoli nella ricerca di un’abitazione, di un’opportunità lavorativa e creando una rete sociale significativa”.
In 9 anni di attività sono state accolte e registrate 1.186 presenze, di cui 900, giunte per la prima volta in Italia, e 286 provenienti da successivi trasferimenti. Dei migranti accolti, 844 hanno abbandonato volontariamente il centro, rinunciando alle misure di accoglienza, mentre i rimanenti 342 sono stati inseriti nei progetti di seconda accoglienza (SIPROIMI/SAI).
Gli ospiti provengono principalmente da 2 Continenti (Africa e Asia) e sono di 26 diverse nazionalità: Afghanistan, Algeria, Bangladesh, Burkina Faso, Camerun, Costa D’Avorio, Egitto, Eritrea, Etiopia, Francia, Ghana, Guinea, Iraq, Iran, Libano, Libia, Mali, Marocco, Nepal, Nigeria, Pakistan, Sierra Leone, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia.
Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, dal 1990, ogni anno vengono realizzati migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2025 sono stati assegnati oltre 280 milioni di euro per interventi caritativi (di cui 150 destinati alle diocesi per la carità, 50 ad esigenze di rilievo nazionale e 80 ad interventi a favore dei Paesi più poveri). Accanto a queste voci figurano 384 milioni di euro per il sostentamento dei circa 31 mila sacerdoti che si spendono a favore delle comunità e che sono spesso i primi motori delle opere a sostegno dei più fragili. E oltre 350 milioni di euro per esigenze di culto e pastorale, voce che comprende anche gli interventi a tutela dei beni culturali ed ecclesiastici per continuare a tramandare arte e fede alle generazioni future oltreché rappresentare indirettamente un volano per l’indotto economico e turistico. locale.
L’8xmille è quindi un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi che ritornano sul territorio a beneficio di tutti. “Firmare per la Chiesa cattolica – sottolinea Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica – significa far parte di un enorme circuito di solidarietà attraverso il quale è possibile portare aiuto a migliaia di persone, sia in Italia che nei Paesi più poveri del mondo”.
La celebrazione della Santa Pasqua ci doni la gioia di accogliere, di vivere e di testimoniare il mistero di Cristo Crocifisso e Risorto, che si rende presente in mezzo a noi, per vivere con noi, per donarsi a noi, per rimanere con noi.
Il Signore Risorto, ormai libero dai condizionamenti dello spazio e del tempo, ci chiama a vivere nel suo mondo e ci chiede di divenire segno vivo della sua presenza nel nostro mondo, perdonare il suo amore, perché Cristo è presente là dove c’è uno che ama.
La presenza del Risorto illumini la nostra vita e ci ricolmi di pace e di bene: ci doni di alleviare le crisi, le incertezze, le povertà, le inquietudini, le malattie, le violenze, le guerre; ci consenta di superare le tribolazioni, le sofferenze, le difficoltà; esaudisca i desideri di bene del nostro cuore,delle nostre famiglie e delle nostre comunità; ci sostenga nell’accogliere tutti, vicini e lontani, per costruire insieme e con tutti un futuro da fratelli.
Noi impegniamoci ad entrare sempre più nell’intimità dell’amore di Dio, per compiere con Lui gesti concreti di carità: aiutiamo a divenire pienamente umani, a vivere veramente da fratelli, ad essereevangelicamente figli della luce.
Viviamo da risorti per portare sempre e ovunque un raggio di Sole, un azzurro di Cielo, la luce del Vangelo, la pace del Risorto nella vita travagliata, complessa e a volte oscura degli uomini. La nostra vita di fede, la comunione con i fratelli e la testimonianza di carità siano per tutti l’augurio vivente di una Santa Pasqua di pace, di bene e di gioia. Vivissimi auguri a tutti e a ciascuno.
Il Signore Risorto sia sempre con voi!
Mons. Francesco Lomanto
Arcivescovo Metropolita di Siracusa
“Quelle cadute di Gesù sono un’icona dei pesi enormi di cui si sta caricando oggi l’umanità: la povertà, la fame, le malattie, i disastri ecologici, i conflitti bellici. E quante cadute in depressione, quanti suicidi anche da parte di giovani. Tu (Gesù) ci sei accanto in ogni nostra caduta”. Questo è solo uno dei passaggi delle meditazioni scritte dal professor Marco Fatuzzo della Via Crucis cittadina, guidata dall’arcivescovo di Siracusa mons. Francesco Lomanto, che si è svolta ieri sera al teatro greco di Siracusa.
Quindici meditazioni che partendo dal cammino di Gesù verso il Calvario raccontano la vita di oggi: “Quanto orgoglio, quanta superbia nel crederci superiori agli altri, sicuri di noi, addirittura emancipati da Dio. La caduta di Gesù, un invito ad abbassarci, metterci accanto alle persone calpestate, ignorate, umiliate”. La Via Crucis Cittadina, curata dal rettore del Santuario della Madonna delle Lacrime, don Aurelio Russo, è stata promossa dalle Parrocchie del Vicariato di Siracusa in collaborazione con il Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa-Eloro-Villa del Tellaro-Akrai e la Fondazione Inda.
Il percorso all’interno del Teatro Greco oltre alla lettura delle meditazioni e alle preghiere è stato arricchito da movimenti coreografici e canti tra i quali lo Stabat Mater di Pergolesi, Ave Maria, Salve Regina e l’inno alla Madonna delle Lacrime. Presenti il direttore del Parco, l’architetto Carmelo Bennardo e l’assessore del Comune di Siracusa Sergio Imbrò.
Nel ledwall è stato proiettato uno scatto fotografico di Marcello Bianca del quadretto della Madonna delle Lacrime. I 45 allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico della Fondazione Inda hanno interpretato le quindici stazioni della Via Crucis messe in scena a cura delle attrici Elena Polic Greco Simonetta Cartia e del coreografo Dario La Ferla.
Foto di Michele Pantano
“Maria, anche quando sembra che Dio ci abbandoni nelle mani del male, anche quando non capiamo perché le persone che amiamo debbano soffrire, stai accanto a noi”. Ed ancora: “Quante donne piangono oggi la morte dei loro cari per le guerre senza fine, per i profughi, emigranti nei deserti o nei campi di detenzione”.
“Compiamo questo percorso orante in compagnia di Maria che qui a Siracusa si è manifestata col segno silenzioso ma eloquente, intimo, ma fortemente comunicativo, delle lacrime – ha detto l’arcivescovo Lomanto -. Le stazioni ci aiutano a contemplare l’immensità dell’amore di Cristo, che patisce, offre tutta la sua vita per la nostra salvezza. Al contempo rispecchiano aspetti, momenti e prospettive della personale esperienza di vita e di fede di ciascuno di noi, quasi come tappe del nostro cammino esistenziale costellato da prove e incontri decisivi e da ripetute cadute”. Le orazioni sono state scritte da don Carlo Fatuzzo.
“Il doloroso cammino di Gesù sulla via del Calvario” è il tema della Via Crucis cittadina che si terrà venerdì 27 marzo alle ore 18.00 al Teatro Greco di Siracusa.
La direzione del Parco Archeologico e paesaggistico di Siracusa-Eloro-Villa del Tellaro-Akrai, con le Parrocchie del Vicariato di Siracusa e la Fondazione Inda organizzano all’interno della zona archeologica il percorso doloroso di Gesù Cristo che si avvia alla crocifissione. I fedeli avranno la possibilità di pregare e meditare all’interno dell’antica cavea. Grazie alla collaborazione con gli allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico della Fondazione Inda, diretti da Elena Polic Greco e da Simonetta Cartia, sarà possibile vivere un momento unico all’interno del Teatro Greco, scenario delle stazioni della Via Crucis.
L’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, che guiderà la preghiera, ha scritto: «L’inesauribile ricchezza dei simboli, dei gesti e delle parole che attraversano lo snodarsi di questo antico itinerario di preghiera si interseca con sempre nuovi spunti di riflessione, che rendono ancora oggi attuale ogni stazione della Via Crucis. Le varie stazioni ci aiutano a contemplare l’immensità dell’amore di Cristo, che patisce e offre tutta la sua vita per la nostra salvezza. Al contempo esse rispecchiano aspetti, momenti e prospettive della personale esperienza di vita e di fede di ciascuno di noi, quasi come tappe progressive del nostro cammino esistenziale costellato da dure prove, da incontri decisivi, da ripetute cadute. Compiamo questo percorso orante in compagnia di Maria Santissima, che qui a Siracusa si è manifestata col segno silenzioso ma eloquente, intimo ma fortemente comunicativo, delle Lacrime. (…) Con uno sguardo colmo di tenerezza, la Madonna veglia e col suo Cuore materno indica una via di salvezza e di pienezza della propria vita».
A tutti i partecipanti sarà donato il libretto contenente le meditazioni che sono state scritte dal prof. Marco Fatuzzo, recentemente scomparso, e le preghiere scritte da don Carlo Fatuzzo.
La presidenza della Conferenza episcopale italiana ha promosso per venerdì 13 una Giornata di preghiera e digiuno. Un invito rivolto a tutte le comunità ecclesiali perchè “la guerra non é e non può mai essere la risposta; che la logica della forza non può e non deve sostituirsi alla paziente arte della diplomazia, unica via percorribile per la risoluzione di controversie e contese”.
L’arcivescovo mons. Francesco Lomanto esorta ogni Comunità ecclesiale ed Aggregazione laicale ad unirsi in comunione di preghiera in questo momento così difficile della storia dell’umanità.
“L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie – scrive il cardinale Matteo Zuppi -. Unendo la nostra voce a quella di Papa Leone, che ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile», promuoviamo una giornata di preghiera e digiuno. (..) Vogliamo che la Giornata del 13 marzo sia un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte. (…) Pregheremo perché «si apra presto un cammino di pace stabile e duratura» e perché «quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio».
In allegato lo schema da seguire per la Celebrazione Eucaristica
In allegato lo schema della veglia di preghiera tenuta in occasione dell’Assemblea della Conferenza Episcopale Siciliana presso il Santuario di Valverde lo scorso 10 marzo. Il tema è Pacem in terris
“Lo scopo è quello di mettere in luce il patrimonio artistico che possediamo, con la ricchezza culturale e spirituale e di pietà che contengono e che esprimono sempre”. L’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, conclude la presentazione dei numeri 26 e 27 dei “Quaderni del Mediterraneo” – Studi storico-artistici sui beni culturali del Mezzogiorno che contengono studi sul prospetto della Cattedrale di Siracusa, la Sacrestia Torres recentemente restaurata e la Cappella del SS. Sacramento. La possibilità di mettere in evidenza pezzi unici come un ciborio di Luigi Vanvitelli, architetto della reggia di Caserta; Agostino Scilla, pittore messinese, e poi Pompeo Picherali.
Nel salone “San Zosimo” del Palazzo Arcivescovile di Siracusa il prof. Paolo Giansiracusa, direttore dei “Quaderni del Mediterraneo”, si è soffermato sugli Stalli Corali del 1489 e la documentazione archivistica sulla ricostruzione settecentesca del prospetto della Cattedrale di Siracusa. “I quaderni del Mediterraneo operano dal 1993 e ci siamo occupati di vari monumenti della Diocesi. Gli ultimi due anni li abbiamo dedicati alla Cattedrale perché la chiesa più importante della Diocesi è interessata da una serie di restauri e quindi oltre ai restauri strutturali, abbiamo immaginato che si possano fare dei restauri storici legati alla fede, alla tradizione, alla memoria. E quindi abbiamo cominciato a indagare sugli elementi costitutivi del grande corpo monumentale. Ci siamo occupati della sacrestia, della Cappella del Sacramento e adesso anche del prospetto che è in fase di restauro però pochi conoscevano la documentazione che accompagna questa costruzione. Dai documenti d’archivio abbiamo capito chi sono gli artefici di questa costruzione non solo i progettisti ma anche i capimastro, come Giuseppe Ferrara, e quelli che avevano assunto la direzione lavori nel caso della prima fase Pompeo Picherali e nella seconda fase Giovan Battista Alminara. I quaderni indagano sulla storia della città. La rivista si occupa di opere pittoriche, di sculture, di beni etnoantropologici e la parte più importante è quella archivistica, perché tutte le nostre informazioni vengono fuori dall’archivio di Stato o dall’archivio vescovile. Perché è lì che si nascondono le notizie che noi dobbiamo rispolverare e quindi pubblicare, consegnare alla nostra comunità affinché riscopra la propria identità”.
Mons. Lomanto ha concluso: “Abbiamo potuto apprezzare innanzitutto la verità storica di queste opere, il significato religioso e ecclesiale, oltre che artistico, e il messaggio che continuano ad offrire a noi oggi di una memoria credente. Certamente riscoprirle anche dopo un restauro è per noi un motivo di rinnovamento interiore e si inserisce molto bene nel cammino quaresimale che stiamo compiendo. Il restauro di un’opera la rende viva. Il rinnovamento della nostra vita ci rende sempre più vicino a Dio e ci aiuta a vivere bene la Pasqua del Signore”.
Avrà luogo giovedì prossimo, 13 marzo, la solenne traslazione delle reliquie di Santa Lucia nella chiesa di Santa Lucia alla Badia.
Si tratta di un evento unico disposto dalla Deputazione della Cappella di Santa Lucia: per la prima volta saranno portate in processione la veste, le scarpette e il velo della martire siracusana. In Cattedrale ci sarà un primo momento di preghiera con la recita della coroncina e la via crucis. Alle ore 18.30, dalla Chiesa Cattedrale, l’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, guiderà la processione che traslerà le Sacre reliquie nella chiesa di Santa Lucia alla Badia dove saranno collocate in una nicchia che è stata predisposta nella navata centrale della chiesa.
Ma ci sarà anche un’altra novità unica.
La processione, che vedrà la partecipazione di tutti i gruppi ed i Devoti della Deputazione della Cappella di Santa Lucia, sarà arricchita anche dall’utilizzo del carro di Santa Lucia, recuperato per l’occasione. “Si tratta di un carro che mons. Giacomo Carabelli, arcivescovo di Siracusa dal 1921 al 1932, fece realizzare a Monza per il trasporto del Simulacro della Santa Patrona in occasione delle Feste a Lei dedicate – ha spiegato l’avv. Sebastiano Ricupero, presidente della Deputazione della Cappella di Santa Lucia – Un oggetto che poi è stato messo da parte perchè sono stati i berretti verdi a portare a spalla il simulacro. Lo abbiamo recuperato e sarà nuovamente in processione”. Dopo la reposizione delle Sacre Reliquie, l’arcivescovo Francesco Lomanto presiederà la messa che sarà animata dalla Corale di Santa Lucia, diretta dai maestri Marinella Strano e Cristiano Celesia,, e dal coro delle Voci Bianche dell’Accademia delle Musae e dalla corale dell’Istituto Wojtyla-Chindemi diretti da Mariuccia Cirinnà. Al termine della Santa Messa il coro intonerà inni e canti di Santa Lucia.
Nei giorni 13, 14 e 15 marzo, presso la sala del Parlatoio di Santa Lucia alla Badia, saranno proiettati tre video di brani dedicati a Santa Lucia: “Inno a Santa Lucia” (Cannizzaro-Garofalo), Preghiera per Santa Lucia (Concetta Cappuccio), “Note per Santa Lucia” (anonimo) con il Coro delle Voci Bianche dell’Accademia delle Musae e la corale dell’Istituto Wojtyla Chindemi diretti da Mariuccia Cirinnà. I tre video, girati nei luoghi suggestivi di Siracusa, vogliono colmare un vuoto dei canti dedicati alla nostra patrona. Il progetto è stato promosso dal Comune di Siracusa con la collaborazione dell’Accademia delle Musae. Gli arrangiamenti sono a cura di Mariuccia Cirinnà e di Gianluigi Di Gregorio.
Venerdì 14 marzo, in occasione del Tempo di Quaresima e per celebrare la presenza delle Sacre Reliquie, i Devoti di Santa Lucia sono chiamati a partecipare ad un momento di incontro spirituale alle ore 16:00 presso la Chiesa di Santa Lucia alla Badia.
“Nel tempo prezioso della Quaresima alleniamo il nostro spirito a compiere gesti concreti di carità verso tutti i fratelli — specialmente nei riguardi degli ultimi, dei poveri e dei bisognosi — per entrare nell’intimità dell’amore di Dio“.
E’ una delle indicazioni che l’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, ha voluto dare nel suo messaggio alla Diocesi per il Tempo di Quaresima. Mons. Lomanto, riprendendo le parole di Papa Leone XIV ha invitato “ad una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo“. La Quaresima è un tempo per “rinnovare il nostro cammino di conversione“. Mons. Lomanto ha evidenziato: “I tre avverbi, sobrie, iuste et pie, scandiscono le specifiche pratiche della Quaresima del digiuno, della preghiera e della carità e indicano i grandi pilastri della vita cristiana per vivere con autenticità il nostro rapporto con Dio e con i fratelli. Per compiere il nostro cammino di rinnovamento spirituale verso la Pasqua del Signore, accogliamo il primo messaggio di Papa Leone XIV per la Quaresima 2026, con il quale ci invita ad ascoltare la Parola di Dio e il grido degli ultimi e a vivere nuove forme di digiuno con “astensione molto concreta” come “disarmare il linguaggio””.
L’arcivescovo di Siracusa ha invitato a vivere “con sobrietà” la pratica del digiuno, “un esercizio spirituale importante nella vita cristiana, perché ci libera dal nostro egoismo, dagli istinti di sensualità e dalla brama di potenza, che costituiscono impedimenti gravi e radicali a una crescita della santità e a una realizzazione della convivenza civile e della fraternità universale“.
Quindi mons. Lomanto ha richiamato le parole del Santo Padre, che nel messaggio di Quaresima ha scritto: “Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlare male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci – scrive Papa Leone – di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.
L’arcivescovo ha invitato a vivere “con giustizia” la pratica della preghiera e della santità. “La santità di vita implica povertà e libertà del cuore da tutti quei legami terreni che ostacolano la comunione con Dio. Rinunciando a ciò che è effimero – spiega mons. Lomanto – possiamo aprirci completamente a Dio, che si dona a coloro che lo amano con cuore retto e sincero. La pratica del digiuno, dunque, va vissuta sia in ordine all’adorazione di Dio, perché davanti a noi c’è solo e sempre Dio, ma anche in ordine all’amore verso altri“.
Infine vivere “con pietà” la pratica dell’elemosina e della carità.
“Tutta la vita cristiana implica un atto di affidamento totale al servizio di Dio e un dono di amore al nostro prossimo, una pietà senza riserve e un servizio generoso di carità ai nostri fratelli e alle nostre sorelle. La pratica della mortificazione e del digiuno – conclude l’arcivescovo – aiuta a liberarci dal nostro individualismo e soggettivismo e ci predispone a una vita di carità e a un esercizio di pietà verso gli altri“.
“Sant’Agata ci invita alla riscoperta del valore della corresponsabilità, nella cura delle relazioni e nell’impegno per la profezia sociale. In tal senso le comunità ecclesiali possono e devono ispirare nuovi cammini anche per la vita politica ed economica delle nostre città, per un maggiore senso dell’identità locale che esige amore, corresponsabilità, rispetto e cultura”. Lo ha detto l’arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, nell’omelia durante la celebrazione in Cattedrale a Catania nella solennità di Sant’Agata.
“Sant’Agata ci insegna a vivere la gioia della fede – ha detto l’arcivescovo di Siracusa – la coscienza di appartenere alla Chiesa e la responsabilità della missione evangelizzatrice nella quotidianità della vita. Di fronte alle nuove sfide del contesto culturale odierno – segnato dal relativismo che mette in dubbio l’esistenza di verità assolute e universali, dall’individualismo religioso per cui ognuno si fa la propria religione, da forme di religione “senza Dio” – siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi con la nostra fede e con la nostra testimonianza di credenti in Gesù, consapevoli di appartenere a Lui e sapendo che Egli è fedele e non ci abbandona mai”.
L’arcivescovo ha ricordato che “Sant’Agata, con il dono della sua vita fino al martirio, ha operato per la pace della Chiesa, per la fedeltà dei cristiani alla Chiesa e per la comunione dei fedeli nella Chiesa. Sant’Agata, assieme a Lucia, è tra il numero ristretto di martiri nominati nel canone romano, per il loro straordinario esempio di virtù eroica, già molto conosciuto e particolarmente apprezzato nella Chiesa fin dai primi secoli del cristianesimo. Sant’Agata ci invita alla riscoperta del valore della corresponsabilità, nella cura delle relazioni e nell’impegno per la profezia sociale. In tal senso le comunità ecclesiale possono e devono ispirare nuovi cammini anche per la vita politica ed economica delle nostre città, per un maggiore senso dell’identità locale che esige amore, corresponsabilità, rispetto e cultura. Sant’Agata testimonia la risurrezione di Gesù con l’annuncio del Vangelo, con l’esercizio della carità e con il dono della sua vita, realizzando pienamente l’identità missionaria della Chiesa. Con la vitalità della fede, con la sensibilità ecclesiale e con la testimonianza cristiana, Sant’Agata ha vissuto la sua profonda esperienza spirituale, fondata sulla centralità del mistero di Cristo, indicandoci il segreto della santità nell’abbandono supremo a Dio, la grandezza dell’uomo nell’affidamento di tutta la vita a Dio e nella comunione con i fratelli, il servizio dell’amore nella carità divina, che richiede il tutto di noi per donarci il tutto di Dio”.