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Uno in Cristo, uniti nella missione

Domenica 18 ottobre si celebra la 100esima Giornata Missionaria Mondiale: cento anni di preghiera, di annuncio, di condivisione e di attenzione alla missione della Chiesa nel mondo. “Un traguardo importante, che vogliamo vivere non soltanto come una ricorrenza, ma come una ripartenza” ha detto il direttore del Centro Missionario Diocesano, don Salvatore Musso.
Il tema scelto da Papa Leone XIV è: “Uno in Cristo, uniti nella missione”. “Una frase semplice, ma che dice molto: la missione comincia quando ci scopriamo uniti in Cristo e disponibili a lasciarci mandare da Lui”.
Sabato 17, Festa e Veglia Missionaria, a Sortino. “Sarà una occasione per pregare, ascoltare testimonianze, condividere la gioia della fede e, soprattutto, sentirci parte di una Chiesa che guarda oltre i propri confini e non smette di annunciare il Vangelo. Vorremmo che fosse una festa di tutta la nostra Diocesi: parrocchie, famiglie, giovani, consacrati, associazioni. confraternite” ha concluso don Salvo.
Il programma della giornata prevede alle ore 15.30, raduno e accoglienza presso la villa comunale di Sortino; alle ore 16.00 itinerario missionario con testimonianze, mostra missionaria e festa insieme. Alle ore 19.00 presso il Collegio di Maria cena in condivisione. Alle ore 20.30 arrivo in Chiesa Madre, prove dei canti e preparazione Veglia. Alle ore 21.00 inizio della veglia missionaria diocesana presieduta dall’Arcivescovo mons. Francesco Lomanto, con la presenza di padre Pietro Ciuciulla, superiore provinciale dei Missionari Comboniani in Italia.


In occasione della 100esima Giornata Missionaria Mondiale,
l’arcivescovo Lomanto ha inviato un messaggio alla comunità diocesana.

“Cento anni fa qualcuno ebbe un’intuizione grande: riunire tutta la Chiesa, un giorno all’anno, attorno alla missione. Da allora, di domenica in domenica, di generazione in generazione, quel fiume non si è mai fermato. Ha portato il Vangelo nelle foreste e nelle periferie, ha sostenuto migliaia di missionari e missionarie, ha intrecciato le nostre comunità con Chiese sorelle in ogni angolo della terra”.
L’arcivescovo ha ricordato che “la missione non è affare di pochi coraggiosi che sono partiti per terre lontane. E il compito di tutti i battezzati. E il tuo compito, è il mio compito, è il compito della nostra Chiesa di Siracusa. Papa Leone XIV ci ha consegnato per questa centesima Giornata un tema significativo ed esigente: Uno in Cristo, uniti nella missione. Sono le parole che Gesù stesso ha pregato la notte prima di morire: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). Pensate: nell’ora più drammatica della sua vita, Gesù non chiede successo, non chiede numeri, non chiede strutture. Chiede unità. Perché sa che è lì che si gioca tutto: il mondo crederà se vedrà uomini e donne che si vogliono bene davvero, che si riconciliano, che portano i pesi gli uni degli altri.
Non possiamo annunciare l’amore se non ci amiamo. Non possiamo dire «Dio è Padre» se non ci trattiamo da fratelli. L’unità non è un optional per perfezionisti: è la condizione della missione. Ma attenzione: essere «uno in Cristo» non significa essere tutti uguali, appiattiti, uniformi. Significa essere tralci della stessa vite (cf. Gv 15,4), ciascuno con il proprio frutto, il proprio carisma, la propria storia.
C’è il catechista che ogni settimana apre il cuore dei ragazzi al Vangelo; c’è la nonna che ogni sera affida le missioni al suo rosario; c’è il giovane che nel gruppo sportivo o all’Università vive la fede senza vergognarsene; c’è chi soffre in un letto di ospedale e offre quella sofferenza per chi annuncia Cristo dall’altra parte del mondo. Nessuno è estraneo, nessuno è indifferente, nessuno è troppo piccolo. Una comunità che si chiude in se stessa, che custodisce la fede come una proprietà privata, lentamente si spegne. La missione comincia sulla porta di casa: nel condominio dove abiti, nella scuola dei tuoi figli, nel posto di lavoro, nel bar dove prendi il caffè, nella periferia che sembra dimenticata da tutti. Lì ci sono volti che aspettano – magari senza saperlo – una parola di speranza, uno sguardo accogliente, una presenza che non giudica. Non serve essere specialisti: serve essere discepoli che amano. E poi c’è la missione che varca i confini, e che anche la nostra Chiesa siracusana vive con una generosità che mi riempie di gratitudine e di orgoglio (che è riconoscenza a Dio), e che siamo chiamati a far crescere sempre di più come segno di fraternità in un mondo lacerato da contrapposizioni. Su questa terra è passato San Paolo, e il Vangelo ha cominciato a circolare qui quando altrove non era ancora arrivato. Il sangue di San Marciano e di Santa Lucia ha irrigato questa fede. E la Madre di Gesù, con le sue Lacrime, ha voluto ricordarci che il cielo non è lontano dai nostri dolori.
Una Chiesa, con una storia così, non può vivere rintanata: è nata per costruire ponti, per incontrare, per annunciare. Perciò, carissimi, in questa Giornata non vi chiedo qualcosa di straordinario. Vi chiedo, unendo la mia voce all’appello del Santo Padre, tre gesti semplici che possono cambiare tutto.
Pregate. Prendete il santo rosario – come faceva la Beata Pauline Jaricot, che duecento anni fa inventò il Rosario Vivente proprio per le missioni – e affidate al Signore i missionari e le missionarie, le Chiese perseguitate, i giovani che cercano un senso. E chiedete al Padre il coraggio delle vocazioni missionarie: che anche dalla nostra terra, magari dalla vostra famiglia, possa levarsi un «eccomi, manda me».
Testimoniate. Non con discorsi complicati, ma con la vita: con la riconciliazione in famiglia, con l’onestà sul lavoro, con la gentilezza verso chi è solo, con la gioia di chi sa di essere amato da Dio. La missione più convincente è quella che non fa rumore e non si arrende.
Donate. L’offerta della Giornata non è una colletta tra le tante: è il modo concreto con cui il Papa sostiene, attraverso le Pontificie Opere Missionarie, le Chiese più povere del mondo. Anche un piccolo dono, fatto col cuore, diventa un abbraccio che arriva lontano”

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Mons. Lomanto nominato componente della Commissione Cultura della CEI

L’arcivescovo metropolita di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, è stato nominato componente della Commissione per la Cultura e le Comunicazioni della CEI.
La nomina è stata ufficializzata al termine del consiglio permanente della sessione autunnale della Conferenza episcopale italiana presieduta dal cardinale Matteo Zuppi.
L’arcivescovo Lomanto ricopre già il ruolo di vescovo delegato per la Cultura e le Comunicazioni sociali alla CESi (Conferenza Episcopale Siciliana), e guida la relativa commissione regionale.
Il Consiglio episcopale permanente ha nominato i membri delle dodici Commissioni episcopali della Cei per il quinquennio 2026-2031, i cui presidenti erano stati eletti dall’Assemblea generale di maggio. Lo rende noto il comunicato finale della sessione autunnale. Oltre all’arcivescovo Lomanto, la CEI ha proceduto alla nomina di diversi vescovi siciliani che sono stati chiamati a far parte dei diversi Dicasteri e Organismi pastorali per dare il loro contributo al cammino ecclesiale nazionale.

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Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato

Si celebra domenica 27 settembre la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato. Il tema scelto da Papa Leone XIV “Anche uno solo di questi bambini” richiama la nostra attenzione su i minori direttamente coinvolti nell’esperienza delle migrazioni e sulla promessa del Signore “chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Mc 9,37).
“I minori – scrive suor Monica Tozzi, responsabile dell’Ufficio Migrantes – sono tra i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali, sono bambini e adolescenti che non solo vivono i traumi delle guerre, della violenza, dei disastri ambientali e la povertà nella propria terra, ma che devono anche subire la angoscia della separazione dai propri cari. Molte volte partono da soli, spinti dalla povertà e dalla disperazione che vivono nel proprio paese, talvolta incoraggiati dagli stessi genitori nella speranza di poter trovare un futuro migliore. Altri, invece, affrontano il lungo e difficile viaggio insieme alla propria famiglia, ma lungo il percorso, la precarietà
e le terribili condizioni di viaggio possono finire per separarli dai loro genitori, lasciandoli soli di fronte a un futuro incerto”.
Non è compito facile ascoltare i racconti di chi in Libia è stato maltrattato, isolato, lasciato senza cibo e senza acqua; di chi ha subito violenze e, in alcuni casi, anche stupri. Eppure, chi lavora nell’ambito delle migrazioni sa bene che deve confrontarsi quotidianamente con la frustrazione: quella di ascoltare storie dolorose, di conoscere situazioni di grande sofferenza e, nonostante l’impegno, di scontrarsi continuamente con i limiti delle procedure, delle istituzioni, e dell’indifferenza.
Ma proprio per questo, è sicuramente importante non smettere di ascoltare, perché dietro ogni pratica e ogni numero c’è una persona, con una storia, con delle ferite, ma soprattutto con tanti sogni da realizzare. Davanti a questo scenario, capiamo che l’appello del Papa non è una riflessione teorica, ma un mandato urgente che bussa alla porta della nostra Diocesi ogni settimana”.

In occasione della 112a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, sabato 26 alle ore 18.30 presso la Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Siracusa momento di riflessione. Domenica 27, sempre nella stessa parrocchia, Santa Messa delle ore 19 insieme alla comunità srilankese di Siracusa.

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La simulazione digitale non può sostituire l’esperienza reale dell’incontro

“La scuola rappresenta una occasione preziosa di sviluppo attraverso relazioni autentiche, personali e comunitarie. Non vi è, infatti, simulazione digitale che possa sostituire l’esperienza reale dell’incontro con gli altri”. Lo scrive l’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto che ha inviato un messaggio al mondo della scuola all’inizio dell’anno scolastico augurando un cammino “proficuo, fecondo e responsabile”.

Nel suo messaggio ai dirigenti delle Scuole di ogni ordine e grado, al personale docente e non docente, alle studentesse e agli studenti, l’arcivescovo ricorda che la “scuola, fra le varie comunità educative, costituisce un luogo essenziale per la crescita integrale della persona e per la formazione delle nuove generazioni al sapere, alla libertà, alla responsabilità e al bene comune. È il sapere che genera libertà perché fa comprendere, nella scoperta della verità, cosa realmente volere. Di questa volontà informata dalla verità dobbiamo usare con quella responsabilità alla quale chiama l’esercizio della libertà. La vera cultura, infatti, è perenne tensione verso la verità”.

L’arcivescovo ha rivolto un ringraziamento ai dirigenti scolastici “con i quali da anni condividiamo preziose proposte educative e progetti di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e religioso locale”.
E poi ha invitato gli studenti a vivere “questo tempo come occasione preziosa di crescita umana, culturale e spirituale, coltivando il desiderio di conoscere, il rispetto reciproco e la disponibilità al dialogo. In un contesto segnato da profonde trasformazioni sociali e culturali, di tensioni collettive e individuali che sfociano nella violenza, di guerre che scoppiano nei nostri cuori prima che fra i popoli, si avverte con urgenza la necessità di rinnovare l’alleanza educativa tra scuola, famiglie, istituzioni, Chiesa e territorio, affinché ogni giovane sia accompagnato alla vita, maturando l’amore per la comunità, contesto in cui l’io si scopre nel volto dell’altro”.

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La messa degli ammalati presieduta da mons. Francesco Lomanto

Lacrime come profezia di misericordia, carità e fraternità

“Accogliamo la presenza materna di Maria e il messaggio delle sue lacrime come profezia di misericordia, di carità e di fraternità; preghiamo per quanti vivono con adesione alla volontà di Dio il mistero della sofferenza; sosteniamo quanti operano in associazioni e volontariati per alleviare le sofferenze dei fratelli. Costruiamo insieme con spirito di fede e di amore una società di fratelli e camminiamo nella carità, per edificare sempre più, nella Chiesa, il mistero della comunione che ci unisce a Dio e ci rende partecipi della missione di salvezza per il mondo”. Mons. Francesco Lomanto, arcivescovo di Siracusa e Custode delle Lacrime della Madonna, ha presieduto la messa nel primo giorno della Lacrimazione con la partecipazione e l’organizzazione delle parrocchie del Vicariato di Augusta, insieme alle associazioni di volontariato e degli ammalati, i ministri straordinari della Santa Comunione e i gruppi di volontariato della Pastorale della Salute.

“Abbiamo compiuto il pellegrinaggio dalla Chiesa del Pantheon al Santuario della Madonna delle Lacrime, e qui abbiamo rivolto alla Vergine Maria l’Atto di affidamento degli ammalati e degli operatori della salute – ha detto l’arcivescovo -. Come ogni anno, sono presenti le dame, i barellieri e gli amici dell’Unitalsi, la Sottosezione di Siracusa e la Sezione Sicilia Orientale, il gruppo diocesano Movimento Apostolico Ciechi, i ministri straordinari della comunione, la comunità dei sordomuti, i medici cattolici, Avo, Avuls e i gruppi di volontariato della Pastorale della salute”.

L’arcivescovo ha invitato ad accogliere “l’invito esplicito di Gesù ad accettare la chiamata alla sua sequela attraverso la via del dono di noi stessi. Gesù opera la misericordia con il suo soccorso ai malati e con la predicazione, esercita la carità con il «soffrire molto» e l’«andare a Gerusalemme», realizza la fraternità con il mistero della sua pasqua. La Vergine Maria compartecipa alla donazione di Cristo e con le sue lacrime si unisce alla compassione di Gesù per noi. In tal senso, le lacrime di Maria sono profezia di misericordia, profezia di carità e profezia di fraternità”.

Mons. Lomanto ha ricordato che con “il dono delle sue lacrime Maria manifesta la sua unità a tutti noi e in particolare al coloro che soffrono, come rimase sempre unita a Gesù e ai sofferenti ai piedi della croce di Gesù. Papa Leone XIV, nella sua visita da Card. Robert Prevost a questo Santuario della Madonna delle Lacrime, ci ha ricordato,nella sua omelia del 1 settembre 2024, che proprio nel dolore la Madre è vicina ai suoi figli, esprime la sua prossimità materna, compie la sua opera di misericordia”. L’arcivescovo ha ricordato che le lacrime sono “profezia di carità. Le Lacrime di Maria ci esortano a vivere nella carità, secondo la misura del dono di Cristo, che ha dato se stesso per noi. Papa Francesco, ricevendo il 6 aprile 2024 i membri della Fondazione Sant’Angela Merici, ha detto: «Sono le lacrime di Maria, la nostra Madre celeste, per le sofferenze e le pene dei suoi figli. Maria piange per i suoi figli che soffrono. Sono lacrime che ci parlano della compassione di Dio per tutti noi. Dobbiamo pensare a questo: la compassione di Dio. Egli, infatti, ha donato a tutti noi la sua Madre, che piange le nostre stesse lacrime per non farci sentire soli nei momenti difficili. Allo stesso tempo, attraverso le lacrime della Vergine Santa, il Signore vuole sciogliere i nostri cuori che a volte si sono inariditi nell’indifferenza e induriti nell’egoismo; vuole rendere sensibile la nostra coscienza, perché ci lasciamo toccare dal dolore dei fratelli e ci muoviamo a compassione per loro, impegnandoci a sollevarli, rialzarli, accompagnarli» (Francesco, Lettera alla Fondazione S. Angela Merici). Il nostro servizio di carità nasce dall’incontro con Cristo, cresce e matura dentro di noi, raggiunge concretamente la vita dei fratelli e delle sorelle. Con le sue lacrime Maria ci insegna ad unirci alla carità di Cristo che ha compassione di noi”.

I fedeli in Santuario


Infine l
e lacrime sono profezia di fraternità: “La profezia sociale della Chiesa si esprime in tutte le realtà di volontariato che rendono la società più vicina alle persone e più attenta alle reali situazioni della gente”.

Martedì 1 settembre, alle ore 19.00, sarà il card. Giuseppe Betori, arcivescovo Emerito di Firenze, a presiedere il Solenne Pontificale nella festa della Madonna delle Lacrime di Siracusa. La presenza del Card. Betori – esperto biblista, segretario della Conferenza Episcopale Italiana, dal 2001 al 2008 – contribuisce ad approfondire il mistero della miracolosa Lacrimazione della Madonna a Siracusa, un messaggio da approfondire come ebbe a sottolineare già nel 1954 il venerabile Papa Pio XII: «Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle Lacrime?».

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Il cotone è segno della protezione di Maria e richiamo alla responsabilità personale

“Accogliamo, meditiamo e approfondiamo i segni dell’amore di Dio per noi e compiamo i nostri atti di fede e di devozione ‒ come l’uso del cotone per la guarigione fisica, morale e spirituale ‒ e accompagniamoli con il nostro impegno di crescere nella santità di vita, che è l’unica ragione del nostro essere in questo mondo e l’unico scopo del nostro vivere la fede”. L’arcivescovo di Siracusa e Custode delle Lacrime della Madonnina, mons. Francesco Lomanto, ha presieduto le due celebrazioni eucaristiche con il Rito della Benedizione del Cotone nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa.
Un messa che apre i festeggiamenti per il 73 anniversario della lacrimazione della Madonna a Siracusa (29 agosto-1 settembre).

“Accogliamo la Parola di Gesù e rispondiamo personalmente a Dio con la nostra fede per unirci a Dio nel Cuore Immacolato di Maria e nell’amore per tutti i fratelli. La Vergine Maria, nostra Madre, che ci ha svelato la sua infinita tenerezza con l’inesauribile dono delle sue lacrime, ci sostenga nel cammino della fede e della vita per crescere in ogni cosa verso Dio” ha detto l’arcivescovo Lomanto che si è soffermato sul significato della benedizione.

“Compiamo il gesto di poggiare il cotone sul cuore dell’effige della Madonna, come avvenne sin dal primo giorno della lacrimazione, e di benedirlo, per unirci alla fede di Maria e invocare la sua materna protezione per noi suoi figli. L’effettivo contatto del cotone al nostro corpo esprime la nostra intenzione di affidarci all’intercessione della Madonna nella certezza che «alle sue sante lacrime, Gesù nulla rifiuta». Tale segno di affidamento dovrà essere accompagnato da una sincera conversione di vita, da un autentico cammino di fede e da gesti concreti di carità verso il prossimo che ci fanno entrare nell’intimità dell’amore di Dio e ci aprono al dono della sua grazia”.

L’arcivescovo ha evidenziato: “Il pianto rivela anche la verità profonda ed eterna. Piange chi ha incontrato la verità, l’ha accolta e la vive dentro di sé. Piange chi porta con sé la verità e vuole donarla per il bene dell’altro. Piange chi è mosso a consegnare la verità per far vivere gli altri nello splendore della vera luce. Con la sua rivelazione di Messia e Figlio di Dio, Gesù ci ha consegnato se stesso, per vivere in noi e camminare con noi. Con il suo pianto Maria ci ha affidato la verità dell’amore infinito di Dio, che è Cristo, che vuole vivere nel cuore di chi ama”. E quindi con il rito della benedizione del cotone “torniamo con la mente e il cuore all’evento della lacrimazione, per approfondire dentro di noi l’arcano linguaggio di quelle lacrime ed esprimere il nostro affidamento a Dio nel Cuore Immacolato di Maria”.
Ed infine rivolgendosi ai fedeli: “Portiamo con noi il cotone benedetto come segno della protezione di Maria e come richiamo alla responsabilità personale di sincera conversione di vita, di autentico cammino di fede e di esercizio concreto di carità verso il prossimo che ci rende vicini a Dio e ci apre al dono immenso della sua grazia”.

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Il Cardinale Betori ai festeggiamenti per il 73mo Anniversario della Madonna

Sarà il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo Emerito di Firenze, a presiedere martedì 1 settembre la solenne celebrazione che conclude i festeggiamenti per il 73mo Anniversario della Madonna a Siracusa. Il Cardinal Giuseppe Betori è stato segretario della CEI nel periodo in cui l’arcivescovo emerito mons. Giuseppe Costanzo è stato vice presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
I festeggiamenti inizieranno domenica 23 agosto 2026, con la benedizione del cotone durante le Sante Messe delle ore 10.00 (in diretta su Canale 5) e delle ore 19.00 (in diretta su Tv2000). Un momento commovente che quest’anno, attraverso la TV entrerà nelle case di milioni di spettatori, soprattutto anziani e ammalati che potranno unirsi spiritualmente alla preghiera dei fedeli di Siracusa.

Mercoledì 26 agosto 2026, il tradizionale pellegrinaggio con le biciclette che ripercorre i luoghi cardine della Lacrimazione della Madonna a Siracusa. Il raduno alle ore 20.00, davanti alla scalinata del Santuario.

Giovedì 27 agosto 2026, alle ore 20.00, l’omaggio della Banda Musicale della Città di Siracusa, che terrà un concerto in onore della Madonna delle Lacrime, sul Sagrato della Basilica.

Venerdì 28 agosto 2026, la lunga notte del Santuario, con momenti di preghiera nella Basilica fino alle ore 24, mentre a partire dalla mezzanotte la veglia notturna si sposterà nella Casa del Pianto di Via degli Orti.

I GIORNI DELL’ANNIVERSARIO

Il 29 Agosto 2026, alle ore 6.00, in Basilica la Santa Messa organizzata dai giovani che giungeranno a piedi a Siracusa a conclusione del loro pellegrinaggio notturno.

Alle ore 17,30, il pellegrinaggio a piedi, prenderà avvio dalla Parrocchia San Tommaso Apostolo a Pantheon, transiterà dalla Casa del Pianto di Via degli Orti, da Piazza Euripide, per giungere al Santuario della Madonna delle Lacrime.

Nei giorni 29/30/31 agosto e 1 settembre 2026: ore 7.30 Santo Rosario e ore 8.00 Santa Messa in Via Carso/angolo Via degli Orti 11 della Borgata di Siracusa che fu testimone dei quattro giorni della miracolosa Lacrimazione della Madonna.

Negli stessi giorni, i solenni Pontificali saranno presieduti da mons. Francesco Lomanto, Arcivescovo Metropolita di Siracusa (sabato 29 agosto 2026); mons. Angelo Giurdanella, Vescovo di Mazara del Vallo (domenica, 30 agosto 2026); da mons. Giovanni Accolla, Arcivescovo Metropolita di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela (lunedì, 31 agosto 2026).

Il 2 settembre 2026, ricorre il primo anniversario della morte di mons. Costanzo, che portò a termine la costruzione del Santuario della Madonna delle Lacrime: una Santa Messa di suffragio sarà celebrata nella Chiesa Cattedrale di Siracusa, dove è seppellito.

Anche per quest’anno il Santuario ha previsto il montaggio della pedana che permette a tutti di potersi accostare da vicino al Quadretto miracoloso della Madonna delle Lacrime.

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Messaggio dell’arcivescovo Lomanto per l'anniversario della Lacrimazione

Le lacrime di Maria aprono alla speranza

“Le Lacrime di Maria sono un appello urgente a riconoscere nell’altro un fratello, a scegliere ogni giorno la via della carità, l’unica strada capace di consolare il pianto del mondo umiliato da guerre che feriscono la dignità dell’umanità“. Conclude così l’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, il suo messaggio per il 73esimo anniversario della Lacrimazione della Madonna a Siracusa. Le celebrazioni si terranno dal 29 agosto al 1 settembre, nel ricordo dell’evento del 1953 quando da un quadretto in gesso sgorgarono lacrime umane.
«Il Pianto della Madre» è il tema dell’anniversario della Lacrimazione della Madonna, che trae spunto da un’espressione ricorrente nell’omelia di San Giovanni Paolo II in occasione della dedicazione del Santuario alla Madonna delle Lacrime (Siracusa, 6/11/1994). 

“Le Lacrime testimoniano la presenza materna della Madre nelle vicende dei figli di Dio, lacrime che scorrono copiose davanti alle ferite del nostro tempo – scrive l’arcivescovo Lomanto –. Piange la Madre per un mondo lacerato da guerre fratricide che seminano distruzione e morte, dall’Europa al Medio Oriente, dall’Africa fino alle tante regioni dimenticate semplicemente perché non fanno notizia.

Piange la Madre per i popoli prostrati dalla guerra, per le famiglie e i popoli segnati dalla violenza, per le vite dei bambini spezzate dai conflitti, dalla solitudine e dall’incertezza del futuro.

Le Lacrime di Maria parlano di un dolore profondo: il rifiuto dell’amore di Dio che si traduce in egoismo, indifferenza e perdita del senso dell’altro. Ci troviamo spesso disorientati, alla ricerca di un significato che spesso fatica ad emergere.

Le Lacrime della Madonna portano il peso del dolore, ma aprono una luce di speranza. Sono un invito alla conversione del cuore, alla riscoperta della fraternità, alla costruzione di una pace vera che disarmi le contese e guardi alla riconciliazione nel rispetto e nel dialogo costruttivo.

L’Anniversario della Lacrimazione della Madonna a Siracusa impone a tutti di non restare indifferenti e di metterci in ginocchio per invocare una pace «disarmata e disarmante» (Papa Leone XIV), per essere promotori di bene nelle nostre famiglie, nella società e tra i popoli”.

Il messaggio integrale dell’arcivescovo Lomanto 

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Lunedì alle ore 18.30 la celebrazione in Santuario

Anniversario dell’ordinazione di mons. Lomanto

Lunedì prossimo, 29 giugno, alle ore 18,30, nella Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime, l’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto presiederà la concelebrazione Eucaristica nel suo 40esimo anniversario di ordinazione presbiterale.

Nel corso della celebrazione ammetterà tra i candidati agli Ordini Sacri il seminarista Giuseppe Garofalo e conferirà il ministero del Lettorato al seminarista Giuseppe Fava.

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Nella cappella Sveva inaugurata la mostra fotografica di Bianca Burgo

“Ora d’aria”, storie e appelli in carcere

“Queste immagini sono storie, sono domande, sono appelli. Il carcere non è altrove”. Nelle parole dell’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, il racconto della mostra fotografica “Ora d’aria” di Bianca Burgo, inaugurata nella Cappella Sveva del Palazzo Arcivescovile di Siracusa. Un percorso visivo che racconta con profondità e rispetto la vita detentiva, le fragilità, le attese e le possibilità di rinascita che abitano questi luoghi, frutto della collaborazione tra la Biblioteca Arcivescovile Alagoniana, l’Ufficio Diocesano di Pastorale Penitenziaria, la società Kairós e la cooperativa sociale L’Arcolaio.
“Le fotografie ci aiutano a superare la distanza, a rompere i pregiudizi, a riconoscere che la giustizia non è completa se non si apre alla misericordia, alla riabilitazione, alla speranza – continua l’arcivescovo -. Questa mostra ci introduce in un mondo che molti preferiscono non vedere: il mondo del carcere con i suoi volti, le sue ferite, le sue attese. La Chiesa, con umiltà e determinazione, desidera continuare a essere accanto a chi vive la fragilità, a chi ha sbagliato, a chi cerca una seconda possibilità. Perché la società che non sa rialzare chi è caduto è una società che smarrisce se stessa”.
Realizzato all’interno della casa circondariale di Piazza Armerina, il progetto racconta il carcere da una prospettiva insolita e profondamente umana. “Fotografie e lettere scritte dai detenuti, attraverso i quali Bianca Burgo esplora temi come la relazione, la memoria, la fragilità e la possibilità di trasformazione, restituendo volti, storie ed emozioni spesso invisibili – spiega don Helenio Schettini, direttore della Biblioteca Alagoniana -. All’interno della mostra i progetti portati avanti all’interno delle carceri: anche manufatti realizzati dai detenuti di Siracusa e Brucoli ed anche attraverso la cooperativa sociale l’Arcolaio”.
“Ora d’aria è un percorso visivo che racconta con profondità e rispetto la vita detentiva, le fragilità, le attese e le possibilità di rinascita che abitano questi luoghi – spiega don Andrea Zappulla, direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Penitenziaria -. Nasce con l’intento di offrire alla comunità ecclesiale, civile e istituzionale uno sguardo nuovo e più umano sulla realtà penitenziaria, favorendo riflessione, dialogo e responsabilità condivisa. La cura dei detenuti si fonda su tre convinzioni evangeliche fondamentali: la persona vale più del suo errore. Il male commesso non cancella l’immagine di Dio, anche quando è deturpata. La seconda: la misericordia non è debolezza. Al contrario, è la forza che permette di ricominciare, di assumersi la responsabilità, di riparare al male commesso. Infine la giustizia di Dio è sempre rigenerativa. Non si accontenta di punire: ma desidera trasformare. L’azione pastorale della Chiesa in carcere è animata e guidata dal profondo desiderio di cercare e trovare chi si è perduto lungo il cammino della vita. L’Ufficio ha sempre cercato di realizzare percorsi di rieducazione e riparazione avviando processi di sensibilizzazione e di riflessione. E’ un ponte tra coloro che si trovano o lavorano in carcere con il mondo esterno (istituzioni, parrocchie, società civile) al fine di favorire processi di rieducazione, risocializzazione e riparazione tra i responsabili di reato e le vittime di reato. L’Ufficio collabora con diverse realtà per favorire il reinserimento dei fratelli detenuti nel mondo del lavoro e nella società dopo aver finito di scontare la pena detentiva”.
Giovanni Pisano della cooperativa l’Arcolaio ha raccontato l’attività all’interno del carcere: “Facciamo vedere il carcere. Portiamo un po’ di carcere all’esterno – ha detto -. Da più di venti anni lavoriamo dentro la casa di reclusione di Cavadonna e gestiamo un laboratorio di produzione alimentare. Un laboratorio dove passano persone. E non solo imparano a fare i dolci, ma imparano a lavorare. Le statistiche del ministero della giustizia ci dicono che per chi lavora in questi ambienti la recidiva si abbassa notevolmente. Un risultato che ripaga dei sacrifici che facciamo”.
Infine Samantha Intelisano che ha curato la mostra: “Voglio ricordare che il direttore del carcere di Piazza Armerina quando abbiamo scattato le foto era Antonio Gelardi, venuto a mancare da poco, che era un direttore illuminato. Ed ha trasformato una sezione abbandonata: creando una biblioteca e un forno. Dando vita ad un corso per pizzaioli e ad un corso di ceramica. Infine uno studio di registrazione”. La Intelisano ha raccontato alcune delle fotografie presenti alla mostra: “L’altalena tra le sbarre realizzata da un detenuto che ne aveva salvato un altro che ha tentato il suicidio. L’altalena è il simbolo contro l’impiccagione. Foto realizzate all’interno della Biblioteca. Foto delle lettere nelle quali i detenuti parlano delle loro esperienze. E’ la realtà che vale la pena di conoscere”.

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