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"Sanctificati in veritateˮ il motto scelto da mons. Lomanto

La devozione mariana nello stemma episcopale

Sanctificati in veritateˮ (consacrati nella verità), tratto da Giovanni 17,19. L’arcivescovo eletto, mons. Francesco Lomanto, ha scelto un verso della preghiera sacerdotale di Gesù per il suo motto episcopale: “Per loro io consacro me stesso affinchè essi siano consacrati nella verità”. Ed ha ufficializzato anche il suo stemma.
Siamo chiamati a santificarci: significa vivere la presenza di Dio perchè la santità non è imitare Dio ma far sì che Dio viva dentro di me” ha spiegato mons. Francesco Lomanto.
Sulla base della tradizione araldica ecclesiastica, lo stemma di un Arcivescovo è composto da uno scudo (a forma di calice) dove vengono collocati i vari simboli: una croce; un cappello prelatizio di colore verde; un pallio bianco con crocette nere; un cartiglio inferiore con il motto episcopale. “Maria è modello di vita, che ha creduto all’amore di Dio e a quello che Dio poteva realizzare nella sua vita. La Madonna delle Lacrime ricorda in maniera particolare la presenza consolatrice nella nostra vita. E poi ho voluto esprimere le mie radici culturali, il mio legame con Mussomeli” ha aggiunto mons. Lomanto.

 

Lo scudo è ripartito in quarti di rosso e di blu e contiene nel primo quarto una bilancia, una spada e uno scudo: rappresentano lʼarcangelo San Michele, patrono della Chiesa nissena, e indicano lʼappartenenza alla Diocesi di origine e lʼaffidamento al suo patrocinio.
Nel secondo il monogramma mariano A + M, un pastorale e una palma: il monogramma evidenzia la devozione al Cuore Immacolato di Maria nel Santuario di Siracusa, segno e memoria imperitura dellʼinesauribile dono delle lacrime; mentre il pastorale richiama il vescovo San Marciano e la palma raffigura Santa Lucia martire, entrambi patroni dellʼArcidiocesi.
Nel terzo quarto una stella a otto punte e la sommità di un castello: la stella si riferisce alla Madonna (Maris Stella) e manifesta la pietà mariana del popolo di Mussomeli. Il castello manfredonico esprime il rapporto con le radici storiche e lʼidentità culturale del paese natio.
Infine nel quarto unʼaquila di nero ad ali spiegate, con aureola e lingua rossa, che tiene un libro rosso con pagine dorate: lʼaquila, con lʼaureola, che si eleva con il libro, è il simbolo di San Giovanni Evangelista, al quale è dedicata la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, in cui mons. Lomanto ha insegnato per tanti anni ed è stato Preside. Egualmente ravviva il messaggio che Cristo, A e Ω, rivela la pienezza della verità.

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Mons. Pappalardo ci lascia il suo intenso amore per la Chiesa

Abbiamo vissuto dodici anni nel solco tracciato dal Concilio, custodendo ed incrementando i frutti che questo ha prodotto nella nostra Chiesa e, allo stesso tempo, dissodando il terreno ancora infruttifero per vivificarlo con una nuova seminagione“. Il delegato ad omnia, mons. Sebastiano Amenta, scrive alla comunità diocesana ad un mese dall’ordinazione episcopale di mons. Francesco Lomanto, arcivescovo eletto dell’Arcidiocesi.

Se dovessimo individuare alcuni sentieri tra i più significativi che abbiamo iniziato a percorrere con mons. Pappalardo potremmo senza dubbio citarne più d’uno: i nuovi itinerari di catechesi dell’iniziazione cristiana e la pastorale familiare; una più profonda consapevolezza della liturgia come azione del Popolo santo di Dio, l’apostolato dei laici con la scuola teologica di base, con la valorizzazione dell’associazionismo e degli organi di partecipazione; la promozione della vita contemplativa con la fondazione di due monasteri; la cura dei ministeri laicali con un rinnovato impulso al diaconato permanente; una nuova progettazione e l’avvio del coordinamento dell’azione caritativa ricorrendo anche ad originali modalità volte a superare la tentazione dell’assistenzialismo.

Il sentiero si fa camminando, ha scritto un poeta, e in questo nostro cammino sul sentiero tracciato dallo Spirito Santo per la nostra Chiesa a breve incontreremo mons. Francesco Lomanto, il nuovo pastore che il Signore ha donato alla sua Chiesa che è in Siracusa.

Tutti noi conosciamo mons. Pappalardo e ne apprezziamo il tratto paterno ed intensamente sacerdotale che rifugge, sorridendo da ogni forma di piaggeria. In particolare, abbiamo potuto cogliere il suo intenso amore per la Chiesa e l’intima esigenza di far come “scomparire” la sua persona per far emergere quella di Gesù Buon Pastore di cui è stato chiamato ad essere immagine tra di noi. In piena coerenza con il suo stile e per evitarci i disagi causati dalle attuali restrizioni, non ha voluto che curassimo l’organizzazione di una celebrazione diocesana di saluto e di ringraziamento al Signore per questi anni, scegliendo invece di incontrare le comunità ecclesiali nella semplicità della relazione immediata e personale affidandosi alla preghiera di tutti.

Facendomi interprete del sentimento di gratitudine e di filiale devozione alla Sua persona che non verrà certamente meno nella nuova fase del ministero episcopale che si accinge e vivere, chiediamo al Signore, buono e grande nell’amore, di custodirlo sempre donandogli nuove energie per la sua missione apostolica“.

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Una preghiera alla Madonna di mons. Lomanto

Una preghiera alla Madonna delle Lacrime. E’ stata composta dall’Arcivescovo Eletto di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, e sarà distribuita oggi a tutti i fedeli e i pellegrini che raggiungeranno il Santuario della Madonna delle Lacrime. 

I fedeli potranno prepararsi alla Consacrazione Episcopale e all’ingresso del nuovo Arcivescovo a Siracusa, sabato 24 ottobre, recitando la preghiera che porteranno a casa. (Frontalmente l’immagine (24 x 16 cm) della Madonna delle Lacrime e sul retro la preghiera composta da Mons. Lomanto).

 

 

 

 

 

 

Preghiera alla Madonna delle Lacrime

Vergine Maria,
Madre di Cristo e della Chiesa, che ci hai svelato
la tua infinita tenerezza
con l’inesauribile dono
delle tue Lacrime,
consola i nostri cuori, ravviva la nostra speranza,
assisti con la tua celeste protezione noi e il mondo intero.
Richiamaci col tuo cuore di Madre e guidaci al tuo Figlio Gesù,
per corrispondere alla sua chiamata, vivere la gioia del V angelo
e testimoniare
nello Spirito e nella Verità
che tutta la vita è credere all’amore di Dio. Amen! 

Francesco Lomanto
Arcivescovo Eletto di Siracusa

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Papa Francesco: “L’accesso alle cure sia per tutti”

Esistono tante marginalità che creano ingiustizie tra nazioni e popoli. Ce lo insegna Francesco che oggi, ricevendo in udienza la delegazione della Fondazione Banco Farmaceutico per il 20.mo dalla nascita, ha sottolienato i pericoli di quella che ha definito “marginalità farmaceutica”.

A volte si corre il rischio di non potersi curare per mancanza di soldi, oppure perché alcune popolazioni del mondo non hanno accesso a certi farmaci. C’è anche una “marginalità farmaceutica”. E dobbiamo dirlo questo. Questo crea un ulteriore divario tra le nazioni e tra i popoli. Sul piano etico, se c’è la possibilità di curare una malattia con un farmaco, questo dovrebbe essere disponibile per tutti, altrimenti si crea un’ingiustizia. Troppe persone, troppi bambini muoiono ancora nel mondo perché non possono avere quel farmaco che in altre regioni è disponibile.

La proposta di Francesco è in un impegno dal respiro globale: “Conosciamo il pericolo della globalizzazione dell’indifferenza. La globalizzazione dell’indifferenza. Vi propongo invece di globalizzare la cura, cioè la possibilità di accesso a quei farmaci che potrebbero salvare tante vite per tutte le popolazioni. Per fare questo c’è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti. E voi siete l’esempio di questo sforzo comune”.

Per Francesco, chi produce farmaci e chi li dispensa possono, ognuno nel proprio campo, orientare sempre più le proprie competenze al servizio e alla prossimità.

Le aziende farmaceutiche, sostenendo la ricerca e orientando la produzione, generosamente possono concorrere ad una più equa distribuzione dei farmaci. I farmacisti sono chiamati a svolgere un servizio di cura in prossimità alle persone più bisognose, e in scienza e coscienza operano per il bene integrale di quelli che a loro si rivolgono.

E come in una catena in cui ogni anello rappresenta un passaggio indispensabile, anche i governanti “sono chiamati a costruire un mondo più giusto” attraverso “scelte legislative e finanziarie” “in cui i poveri non vengano abbandonati”

La recente esperienza della pandemia, ricorda poi il Papa, ha innestato una grave crisi economica che genera ulteriore povertà e, nello specifico, “povertà farmaceutica”.

“Benedico tutti voi qui presenti, le vostre famiglie; benedico e chiedo a Dio che benedica tutti voi che, come ha detto il presidente, siete di diverse religioni. Ma Dio è padre di tutti e io chiedo: Dio, benedica tutti voi, le vostre famiglie, il vostro lavoro, la vostra generosità.”

Emanuela Campanile – Città del Vaticano
(Da VaticanNews)

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Sabato 24 ottobre alle ore 16.30 al Santuario della Madonna delle Lacrime

Le Chiese di Siracusa e Caltanissetta insieme annunciano l’ordinazione episcopale di mons. Lomanto

Le Chiese di Siracusa e Caltanissetta annunciano con gioia l’Ordinazione Episcopale di S.E. mons. Francesco Lomanto, arcivescovo metropolita di Siracusa.

La celebrazione avrà luogo sabato 24 ottobre alle ore 16.30 nella Basilica Santuario Madonna delle Lacrime a Siracusa.

Nel rispetto delle norme anti-covid l’accesso alla Basilica sarà consentito esclusivamente alle persone munite di pass.
La celebrazione sarà trasmessa in diretta streaming nei canali dell’Arcidiocesi: sul sito www.arcidiocesi.siracusa.it; sul canale You Tube Arcidiocesi di Siracusa e sulla pagina Facebook Arcidiocesi di Siracusa.

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L’Accademia mariana su criminalità e religiosità

Una mappatura della criminalità a livello regionale, nazionale e internazionale e un’ampia analisi dell’interferenza dei fenomeni mafiosi nelle religiosità popolare: ad offrirla è la prima pubblicazione del nuovo Dipartimento di analisi, studio e monitoraggio dei fenomeni criminosi e mafiosi della Pontificia Accademia Mariana Internazionale. Lo studio è stato presentato oggi a Roma, al Museo delle Civiltà, insieme all’Osservatorio per le Policy Transdisciplinari Internazionali, all’incontro “Liberare Maria dalle mafie e dal potere criminale”. Il 15 agosto scorso, in una lettera a padre Stefano Cecchin, presidente della Pontificia Accademia, il Papa aveva espresso apprezzamento per il dipartimento nato a luglio di quest’anno e voluto anche “per liberare la figura della Madonna dall’influsso delle organizzazioni malavitose”.

Francesco aveva evidenziato che “la devozione mariana è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare nella sua originaria purezza, liberandolo da sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà”. “È necessario che lo stile delle manifestazioni mariane sia conforme al messaggio del Vangelo e agli insegnamenti della Chiesa” aveva aggiunto, rimarcando che quanti partecipano a tali manifestazioni “sono chiamati a rendere dappertutto una valida testimonianza cristiana, mediante una sempre più salda adesione a Cristo e una generosa donazione ai fratelli, specialmente i più poveri”.

Tiziana Campisi – Città del Vaticano
(Da VaticanNews)

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Francesco: i giovani hanno diritto all’istruzione nonostante le guerre

Giornata internazionale della tutela dell’educazione dagli attacchi

Papa Francesco ha ricordato che oggi si celebra la prima Giornata internazionale della tutela dell’educazione dagli attacchi, nell’ambito dei conflitti armati, e ha rivolto un appello affinchè sia garantita ai bambini e ai giovani l’educazione e l’istruzione cui hanno diritto e bisogno per crescere.

Invito a pregare per gli studenti che vengono privati così gravemente del diritto all’educazione, a causa di guerre e terrorismo. Esorto la Comunità internazionale ad adoperarsi affinché vengano rispettati gli edifici che dovrebbero proteggere i giovani studenti. Non venga meno lo sforzo per garantire ad essi ambienti sicuri per la formazione, soprattutto in situazioni di emergenza umanitaria. 

La Giornata è un’iniziativa dell’Onu che oggi la celebrerà con una condanna da parte dell’Assemblea generale agli attacchi all’istruzione e all’uso militare delle scuole in violazione del diritto internazionale.

Secondo l’Unicef, tra aprile 2017 e dicembre 2019, il numero delle scuole chiuse a causa delle violenze in Burkina Faso, Mali e Niger è aumentato di sei volte.  Nel solo Burkina Faso, 2.500 scuole hanno chiuso a causa delle violenze, privando 350 mila bambini dell’accesso all’istruzione.

Il diritto internazionale offre oggi un’ampia tutela giuridica ai diritti dei bambini coinvolti nei conflitti armati grazie agli strumenti “storici”del diritto umanitario e alle più dettagliate e recenti disposizioni come le quattro Convenzioni di Ginevra. Tuttavia, nella realtà, i bambini rimangono le prime vittime delle violenze e delle guerre che ancora oggi sconvolgono molti Paesi del mondo.

Adriana Masotti – Città del Vaticano
(Da VaticanNews)

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Parolin: la religiosità popolare va purificata dalla malavita

Basta sfruttamento dell’immagine e del culto della Vergine da parte della criminalità. Il Papa lo aveva detto con chiarezza una ventina di giorni fa, scrivendo alla Pontificia Accademia Mariana internazionale per congratularsi riguardo la creazione di un Dipartimento di analisi e di studio dei fenomeni criminali e mafiosi.

Il cardinale Pietro Parolin in Calabria, al Santuario di Torre Ruggiero, in provincia di Catanzaro, ha celebrato Messa per la festa della Madonna delle Grazie. Una “piccola Lorudes”, aveva definito il luogo, incastonato in una terra chiamata – aveva soggiunto – a fare riferimento alle sue “risorse di fede, di cultura, di tradizione, di lavoro” e a non dimenticare la “speranza”. E “parlando del grandissimo tesoro” della religiosità popolare, il segretario di Stato ha ribadito con i giornalisti che lo sollecitavano sul punto la necessità di “purificare la religiosità popolare dagli elementi che non sono propri, tanto più se sono elementi malavitosi o elementi criminali”.

E tuttavia non sono solo gli “inchini” delle statue della Madonna davanti alle case dei boss o altre forme di abuso a dover essere estirpate dalla pietà popolare. Ci sono, ha rilevato il cardinale Parolin, “anche di tante forme di superstizione” e dunque “tutto un lavoro da fare a cui i pastori si dedicano con grande attenzione” per preservare il “valore” di queste forme di devozione popolare, “di cui – ha concluso – la Chiesa non può fare a meno proprio perché in tutte le situazioni sostiene la fede”.

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano
(Da VaticanNews)

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Il cardinale Montenegro: “Viviamo come se Dio non esistesse”

Oggi preferiamo l’anonimato. Ciò che conta è goditi tutto e subito perché “quello che si lascia è perduto”. La politica delude e la disoccupazione avanza. Anche nelle comunità ecclesiali i rapporti sono spesso d’occasione e falsati: la pietà e la spiritualità sono deboli e interessate. In tempi di pandemia abbiamo pregato di più ma per paura. Ci definiamo cristiani, ma viviamo come se Dio non esistesse. Nel nostro vocabolario sono scritte sempre più in piccolo le parole come provvidenza, pazienza, attesa, speranza”. Il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presiede la celebrazione sul sagrato della cripta della Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime. Le misure anticovid 19 hanno condizionato il 67esimo anniversario della Lacrimazione di Maria a Siracusa e il rettore Aurelio Russo ha scelto il sagrato per tutte le celebrazioni eucaristiche. Concelebra l’amministratore apostolico della Diocesi di Siracusa, l’arcivescovo Salvatore Pappalardo, che al termine della messa ha affidato l’Arcidiocesi al Cuore immacolato e addolorato di Maria.
Ieri è stato il quarto ed ultimo giorno dei festeggiamenti: dal 29 agosto al 1 settembre del 1953 un quadretto in gesso del Cuore immacolato e addolorato di Maria posto come capezzale nella camera di letto di una giovane coppia pianse lacrime umane. Una commissione medica, in via degli Orti, in casa Iannuso, prelevò il liquido che sgorgava dagli occhi, classificandolo come “lacrime umane”. Il fenomeno fu dichiarato non spiegabile scientificamente. I vescovi di Sicilia conclusero che non si può mettere in dubbio la realtà della lacrimazione.
Le lacrime di una mamma hanno una potenza unica: manifestano senz’altro sofferenza e dolore ma anche infiammano il cuore, chiedono giustizia, perdono, provocano anche sorrisi, preparano rivoluzioni (penso alle mamme dei desaparecidos argentini) – ha continuato il cardinale Montenegro -. Le lacrime di Maria bagnano, provocano e caricano di responsabilità”.


L’arcivescovo di Agrigento ha guardato alla realtà di oggi: “La visione disumanizzante della vita, oltre che andare crescendo, modella comportamenti, stili e scelte di vita. Aumentano i disvalori dell’egoismo («prima io e poi agli altri»), dell’arroganza e della violenza: per avere rispetto dagli altri devo dimostrarmi cattivo e forte, ciò succede nelle relazioni familiari e amicali e nello sport”.
Le lacrime di Maria diventano “denuncia dei tanti scricchiolii che allarmano, ma sono semi di speranza su un terreno arido. Le lacrime sono un grido. Le lacrime sono il sussurro di Maria, che ci avvisa che senza speranza ci si viene a trovare nella stessa situazione di quando manca l’ossigeno per vivere. Maria piange a causa della nostra indifferenza. Maria piange d’amore anche perché sa che il cuore del Figlio è così grande da diventare perdono, carezza, fiducia”.
Montenegro invita alla conversione del cuore: “Lasciamoci bagnare dalle lacrime di Maria e assicuriamoLa che non vogliamo vivere di fatalismo e che capiamo che la fede non è quietismo, perchè non c’è fede senza rischio, senza lacrime, senza creatività. Papa Bergoglio dice: “Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto”.

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L'invito dell'arcivescovo di Palermo all'annivesario per la lacrimazione di Maria

Mons. Lorefice: “Guai se restassimo inermi”

Da questo Santuario che custodisce per il mondo intero il Reliquiario delle Lacrime di Maria, mi rivolgo stasera a tutti i governanti: Non fate piangere Maria! Fate entrare le sue lacrime, le lacrime delle madri in ogni assise politica, in ogni parlamento, in ogni consiglio dei ministri, in ogni consiglio regionale, provinciale e comunale! Raccogliete e ascoltate le lacrime di Maria! Sono le lacrime delle madri di tutti i poveri del mondo“. Sono le parole usate dall’Arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice. Da Siracusa, città bagnata dalle Lacrime della Madonna, l’Arcivescovo di Palermo si è rivolto ai Governanti.
Il dolore che siamo chiamati a condividere, attraverso quelle lacrime, grazie alla partecipazione a quelle lacrime, è il dolore del mondo. Tu, Maria, esperta nello stare accanto a chi soffre e a chi muore, tu esperta nel consolare, tu che sei stata donata a Giovanni e con lui a tutti noi… Noi stasera ti chiediamo: “accanto a quale figlio che muore tu ora stai piangendo”?

Maria piange sui suoi figli. Piange su quanti sono morti in questi mesi, a causa della pandemia, senza una lacrima, senza una parola di consolazione e di speranza. Piange su quanti hanno visto la loro vita devastata dal Covid, perché hanno perso il lavoro, perché hanno chiuso la loro attività, perché hanno smarrito la serenità economica e vivono gettati nell’incertezza e nella precarietà.

E davanti a Maria piangente, non posso distrarre i miei occhi da quel Calvario, simbolo di ogni Calvario, che oggi si chiama Mare Mediterraneo. Non possiamo tacere mentre il demone del razzismo, dell’esclusione dell’altro, della politica intesa come arte della divisione e della separazione sembra prendere il sopravvento, mentre sentiamo forte il rischio che la pandemia non ci abbia insegnato nulla e che torniamo a pensare ad un mondo fratturato, tagliato in due.

È su questa miopia, su questo progetto di distruzione dell’uomo che Maria piange oggi, che versa le sue lacrime di dolore: per tutti i corpi martoriati, per tutti i corpi respinti, per tutti i corpi violentati, torturati e uccisi nei campi di concentramento libici e in quelli di tutto il mondo, per tutte le vite stroncate dagli affari loschi, dal commercio delle armi, dallo sfruttamento indiscriminato dell’Africa e delle sue risorse, per tutte le leggi e tutti i regolamenti che soffocano l’uomo e tradiscono la nostra Costituzione, ispirata da donne e uomini fedeli al Vangelo. Maria piange come Rachele per tutti i figli annegati e mescola le sue lacrime al quelle del Mediterraneo, impotente e attonito di fronte ad un olocausto epocale, ad un eccidio di massa. È Maria piangente che stasera leva la sua voce e chiede a tutti i responsabili delle nazioni, a tutti i politici dell’Occidente, di ogni colore politico, di centro, di destra, di sinistra, non importa (a maggior ragione se si professano cristiani! Maria chiede a tutti: “e se queste donne, se questi bambini, se questi uomini annegati fossero tuoi figli, fossero vostri figli? Che cosa fareste? Come reagireste? Io – dice Maria – piango, verso lacrime di immenso dolore di fronte alla morte dei miei figli e alla vostra indifferenza”.

Qualcuno potrebbe dire: “ma allora la Chiesa fa politica?”. Sì, rispondo io. La Chiesa fa politica ma nel senso che la Chiesa è dalla parte della polis, della città che tutti riunisce nel suo abbraccio. E guai a noi se restassimo inerti e ignavi dinanzi al dolore e all’ingiustizia.

l dolore che siamo chiamati a condividere, attraverso quelle lacrime, grazie alla partecipazione a quelle lacrime, è il dolore del mondo. Tu, Maria, esperta nello stare accanto a chi soffre e a chi muore, tu esperta nel consolare, tu che sei stata donata a Giovanni e con lui a tutti noi… Noi stasera ti chiediamo: “accanto a quale figlio che muore tu ora stai piangendo”?

Maria piange sui suoi figli. Piange su quanti sono morti in questi mesi, a causa della pandemia, senza una lacrima, senza una parola di consolazione e di speranza. Piange su quanti hanno visto la loro vita devastata dal Covid, perché hanno perso il lavoro, perché hanno chiuso la loro attività, perché hanno smarrito la serenità economica e vivono gettati nell’incertezza e nella precarietà.

E davanti a Maria piangente, non posso distrarre i miei occhi da quel Calvario, simbolo di ogni Calvario, che oggi si chiama Mare Mediterraneo. Non possiamo tacere mentre il demone del razzismo, dell’esclusione dell’altro, della politica intesa come arte della divisione e della separazione sembra prendere il sopravvento, mentre sentiamo forte il rischio che la pandemia non ci abbia insegnato nulla e che torniamo a pensare ad un mondo fratturato, tagliato in due.

È su questa miopia, su questo progetto di distruzione dell’uomo che Maria piange oggi, che versa le sue lacrime di dolore: per tutti i corpi martoriati, per tutti i corpi respinti, per tutti i corpi violentati, torturati e uccisi nei campi di concentramento libici e in quelli di tutto il mondo, per tutte le vite stroncate dagli affari loschi, dal commercio delle armi, dallo sfruttamento indiscriminato dell’Africa e delle sue risorse, per tutte le leggi e tutti i regolamenti che soffocano l’uomo e tradiscono la nostra Costituzione, ispirata da donne e uomini fedeli al Vangelo. Maria piange come Rachele per tutti i figli annegati e mescola le sue lacrime al quelle del Mediterraneo, impotente e attonito di fronte ad un olocausto epocale, ad un eccidio di massa. È Maria piangente che stasera leva la sua voce e chiede a tutti i responsabili delle nazioni, a tutti i politici dell’Occidente, di ogni colore politico, di centro, di destra, di sinistra, non importa (a maggior ragione se si professano cristiani! Maria chiede a tutti: “e se queste donne, se questi bambini, se questi uomini annegati fossero tuoi figli, fossero vostri figli? Che cosa fareste? Come reagireste? Io – dice Maria – piango, verso lacrime di immenso dolore di fronte alla morte dei miei figli e alla vostra indifferenza”.

Qualcuno potrebbe dire: “ma allora la Chiesa fa politica?”. Sì, rispondo io. La Chiesa fa politica ma nel senso che la Chiesa è dalla parte della polis, della città che tutti riunisce nel suo abbraccio. E guai a noi se restassimo inerti e ignavi dinanzi al dolore e all’ingiustizia“.

Il quarto e ultimo giorno dell’Anniversario della Lacrimazione della Madonna si è aperto con la Santa Messa di via degli Orti, presieduta da don Raffaele Aprile, presbitero del Santuario. Al termine della celebrazione è stato effettuato il volo dei colombi offerto dal “Team Archimede di Siracusa – Federazione Colombofila Italiana”.

 

1 settembre 1953 | quarto giorno della Lacrimazione
“Fu aperto il cassetto, dove il quadro era deposto, coperto da una tovaglietta bianca; ma quanta fu l’emozione nel constatare che gli occhi erano coperti di liquido. L’immagine fu accuratamente asciugata con cotone idrofilo e poggiata sul materasso. Volemmo restare in attesa che il fenomeno si manifestasse dinanzi a noi.Non sto a descrivere i sentimenti di commozione e di timore insieme che invasero il nostro cuore quando, dopo le ore 11, l’immagine cominciò a manifestare gli occhi gonfi di Lacrime come persona presa da forte emozione, e poi vedemmo scendere giù delle Lacrime che, rigando il volto delicato, andavano a raccogliersi nel cavo della mano. Purtroppo alcuni presenti riuscirono ad assorbire qualche Lacrima con del cotone, ma i chimici con la loro pipetta poterono assicurarsi una parte del liquido.Da quel momento in cui i chimici poterono raccogliere almeno una parte delle Lacrime sgorgate in loro presenza la Madonna non ha pianto più.
Segno… che lascia pensare”.
(Testimonianza di Mons. Giuseppe Bruno)
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