Il cammino sinodale

Referenti diocesani:

mons. Maurizio Aliotta e Valeria Macca

 

Equipe:

Mariagrazia e Salvatore Cannizzaro (Siracusa)
Alfio Castro (Carlentini)
Cristiano Celesia (Siracusa)
Marco Fatuzzo (Siracusa)
Marcello Munafò (Siracusa)
don Salvatore Musso (Siracusa)
Roberta Platania (Augusta)
Nuccio Randone (Francofonte)
Antonella Rossi (Siracusa)
don Luca Saraceno (Solarino)

 

Il cammino sinodale, iniziato lo scorso 5 novembre in Santuario, sta cominciando a muovere i primi passi.

L’Arcivescovo, mons Francesco Lomanto, insieme ai due referenti, don Maurizio Aliotta e Valeria Macca, ha nominato un’equipe diocesana per rendere più fecondo il cammino all’interno della comunità diocesana. Fanno parte dell’equipe sinodale: don Salvatore Musso, don Luca Saraceno, Mariagrazia Sostegno e Salvatore Cannizzaro, Alfio Castro, Cristiano Celesia, Marco Fatuzzo, Marcello Munafò, Roberta Platania, Nuccio Randone ed Antonella Rossi.

Quello che Papa Francesco ha detto a proposito del sinodo dei vescovi, a cui ha dato avvio il 9 ottobre, può valere anche per il nostro “percorso sinodale”: «Ribadisco che il Sinodo non è un parlamento, che il Sinodo non è un’indagine sulle opinioni; il Sinodo è un momento ecclesiale, e il protagonista del Sinodo è lo Spirito Santo. Se non c’è lo Spirito, non ci sarà Sinodo».

Se non c’è lo Spirito non ci sarà itinerario sinodale!

La sinodalità, pertanto, non è tanto un evento o uno slogan quanto uno stile e un modo di essere con cui la Chiesa vive la sua missione nel mondo. La missione della Chiesa richiede che l’intero Popolo di Dio percorra un cammino insieme in cui ogni membro svolge il suo ruolo fondamentale, unito agli altri.

L’attuale processo sinodale che stiamo intraprendendo è guidato da una domanda fondamentale: Come avviene oggi questo “camminare insieme” a diversi livelli (da quello locale a quello universale), permettendo alla Chiesa di annunciare il Vangelo? Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale? (PD, 2).

In questo senso, è chiaro che lo scopo di questo Sinodo non è di produrre altri documenti. Piuttosto, intende ispirare le persone a sognare la Chiesa che siamo chiamati a essere, a far fiorire le speranze, a stimolare la fiducia, a fasciare le ferite, a tessere relazioni nuove e più profonde, a imparare gli uni dagli altri, a costruire ponti, a illuminare le menti, a riscaldare i cuori e a rinvigorire le nostre mani per la nostra missione comune (DP 32).

Il processo sinodale è prima di tutto un processo spirituale. Non è un esercizio meccanico di raccolta di dati o una serie di riunioni e dibattiti. L’ascolto sinodale è orientato al discernimento. Ci richiede di imparare ed esercitare l’arte del discernimento personale e comunitario. Ci ascoltiamo a vicenda, ascoltiamo la nostra tradizione di fede e i segni dei tempi per discernere ciò che Dio sta dicendo a tutti noi. Papa Francesco descrive i due obiettivi interconnessi di questo processo di ascolto: “ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del Popolo; ascolto del Popolo, fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama”.

Se l’ascolto è il metodo del processo sinodale e il discernimento è il suo scopo, allora la partecipazione è il suo percorso. Favorire la partecipazione ci porta ad uscire da noi stessi per coinvolgere altri che hanno opinioni diverse dalle nostre. Ascoltare coloro che hanno le nostre stesse opinioni non porta alcun frutto. Il dialogo implica l’incontro con opinioni diverse. Infatti, Dio spesso parla attraverso le voci di coloro che possiamo facilmente escludere, emarginare o sminuire.

«Questa prima fase del processo sinodale fornisce le basi per tutte le fasi seguenti. Più che rispondere semplicemente a un questionario, la fase diocesana ha lo scopo di offrire al maggior numero possibile di persone un’esperienza veramente sinodale di ascolto reciproco e di cammino percorso insieme, sotto la guida dello Spirito Santo» (Vademecum, 4.1)

Ogni soggetto ecclesiale stabilirà più tappe per la consultazione e il discernimento perché «Non sarà utile un contributo superficiale o programmato che non rappresenti accuratamente e con ricchezza di contenuti l’esperienza delle persone e lo stesso vale per i contributi che non esprimano l’intera gamma e diversità delle esperienze» (Vademecum, 4.1).

Durante il mese di novembre il nostro Arcivescovo ha incontrato tutti i sacerdoti nei quattro vicariati; i referenti hanno, a loro volta, incontrato tutti i Direttori degli uffici pastorali diocesani, nonché i rappresentanti di gruppi, associazioni e movimenti nella Consulta delle aggregazioni Laicali.

Ciascuna parrocchia dovrebbe indicare due referenti per iniziare il cammino di consultazione all’interno delle comunità territoriali.

L’equipe diocesana, invece, sta cercando di elaborare, percorsi, idee, riflessioni per  trovare forme e modalità operative per coinvolgere tutti coloro nei confronti dei quali la Chiesa vuole porsi in ascolto, ma che non frequentano le parrocchie, i gruppi, i movimenti, ma che pure sono parte viva di questo processo e di questo cammino (giovani, ragazzi, ammalati, lavoratori, poveri, emarginati, carcerati ..).

Ed allora buon cammino a tutti e siamo docili all’azione dello Spirito in noi!