E’ il secondo appuntamento dopo l’intervento che si è svolto giovedì scorso al Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa con il prof. Riccardo Redaelli. “Parlare di pace oggi – ha detto il docente di Geopolitica e di “Post Confict e gestione delle emergenze” – con il mondo che sembra tornato in guerra, e non solo tornato in guerra, ma sembra esserci una passione nuova per la guerra, per la violenza, per abbattere il diritto internazionale, parlare di pace sembra una cosa da illusi. Un discorso del passato. E invece è proprio in questi momenti che bisogna avere il coraggio di tornare, insistere a parlare di pace, insistere a parlare di diritto internazionale. Papa Francesco diceva: esiste un artigianato della pace e cioè pensare la pace, cercare di applicare, di far valere un discorso non violento che non ceda alla guerra, alla sopraffazione, che non ceda alla legge del più forte, alla legge della giungla, non dipende solo dai governanti, non dipende solo da chi ha le leve economiche, politiche, militari, ma dipende da tutti, da tutti noi. Ognuno al suo livello, ognuno nella sua posizione. Credere che il diritto internazionale, che la pace, che ci sia un mondo più giusto è un dovere che dobbiamo portare avanti sempre a dispetto dell’apparenza“.
Il prof. Redaelli, ordinario di Storia e istituzioni dell’Asia presso la facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha approfondito il significato di “pace disarmata e disarmante” (Leone XIV) nel contesto attuale. La “pace disarmante” implica un’azione su più livelli, dal rilancio dell’Onu e delle istituzioni internazionali, alla promozione di programmi di riconciliazione e incontro. L’intreccio tra politiche dall’alto e percorsi dal basso può evitare che la risposta ai conflitti sia unicamente militare, e aprire a spazi reali di convivenza umana.
Redaelli: la “pace disarmante” implica un’azione su più livelli















