Uno in Cristo, uniti nella missione

Domenica 18 ottobre si celebra la 100esima Giornata Missionaria Mondiale: cento anni di preghiera, di annuncio, di condivisione e di attenzione alla missione della Chiesa nel mondo. “Un traguardo importante, che vogliamo vivere non soltanto come una ricorrenza, ma come una ripartenza” ha detto il direttore del Centro Missionario Diocesano, don Salvatore Musso.
Il tema scelto da Papa Leone XIV è: “Uno in Cristo, uniti nella missione”. “Una frase semplice, ma che dice molto: la missione comincia quando ci scopriamo uniti in Cristo e disponibili a lasciarci mandare da Lui”.
Sabato 17, Festa e Veglia Missionaria, a Sortino. “Sarà una occasione per pregare, ascoltare testimonianze, condividere la gioia della fede e, soprattutto, sentirci parte di una Chiesa che guarda oltre i propri confini e non smette di annunciare il Vangelo. Vorremmo che fosse una festa di tutta la nostra Diocesi: parrocchie, famiglie, giovani, consacrati, associazioni. confraternite” ha concluso don Salvo.
Il programma della giornata prevede alle ore 15.30, raduno e accoglienza presso la villa comunale di Sortino; alle ore 16.00 itinerario missionario con testimonianze, mostra missionaria e festa insieme. Alle ore 19.00 presso il Collegio di Maria cena in condivisione. Alle ore 20.30 arrivo in Chiesa Madre, prove dei canti e preparazione Veglia. Alle ore 21.00 inizio della veglia missionaria diocesana presieduta dall’Arcivescovo mons. Francesco Lomanto, con la presenza di padre Pietro Ciuciulla, superiore provinciale dei Missionari Comboniani in Italia.


In occasione della 100esima Giornata Missionaria Mondiale,
l’arcivescovo Lomanto ha inviato un messaggio alla comunità diocesana.

“Cento anni fa qualcuno ebbe un’intuizione grande: riunire tutta la Chiesa, un giorno all’anno, attorno alla missione. Da allora, di domenica in domenica, di generazione in generazione, quel fiume non si è mai fermato. Ha portato il Vangelo nelle foreste e nelle periferie, ha sostenuto migliaia di missionari e missionarie, ha intrecciato le nostre comunità con Chiese sorelle in ogni angolo della terra”.
L’arcivescovo ha ricordato che “la missione non è affare di pochi coraggiosi che sono partiti per terre lontane. E il compito di tutti i battezzati. E il tuo compito, è il mio compito, è il compito della nostra Chiesa di Siracusa. Papa Leone XIV ci ha consegnato per questa centesima Giornata un tema significativo ed esigente: Uno in Cristo, uniti nella missione. Sono le parole che Gesù stesso ha pregato la notte prima di morire: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). Pensate: nell’ora più drammatica della sua vita, Gesù non chiede successo, non chiede numeri, non chiede strutture. Chiede unità. Perché sa che è lì che si gioca tutto: il mondo crederà se vedrà uomini e donne che si vogliono bene davvero, che si riconciliano, che portano i pesi gli uni degli altri.
Non possiamo annunciare l’amore se non ci amiamo. Non possiamo dire «Dio è Padre» se non ci trattiamo da fratelli. L’unità non è un optional per perfezionisti: è la condizione della missione. Ma attenzione: essere «uno in Cristo» non significa essere tutti uguali, appiattiti, uniformi. Significa essere tralci della stessa vite (cf. Gv 15,4), ciascuno con il proprio frutto, il proprio carisma, la propria storia.
C’è il catechista che ogni settimana apre il cuore dei ragazzi al Vangelo; c’è la nonna che ogni sera affida le missioni al suo rosario; c’è il giovane che nel gruppo sportivo o all’Università vive la fede senza vergognarsene; c’è chi soffre in un letto di ospedale e offre quella sofferenza per chi annuncia Cristo dall’altra parte del mondo. Nessuno è estraneo, nessuno è indifferente, nessuno è troppo piccolo. Una comunità che si chiude in se stessa, che custodisce la fede come una proprietà privata, lentamente si spegne. La missione comincia sulla porta di casa: nel condominio dove abiti, nella scuola dei tuoi figli, nel posto di lavoro, nel bar dove prendi il caffè, nella periferia che sembra dimenticata da tutti. Lì ci sono volti che aspettano – magari senza saperlo – una parola di speranza, uno sguardo accogliente, una presenza che non giudica. Non serve essere specialisti: serve essere discepoli che amano. E poi c’è la missione che varca i confini, e che anche la nostra Chiesa siracusana vive con una generosità che mi riempie di gratitudine e di orgoglio (che è riconoscenza a Dio), e che siamo chiamati a far crescere sempre di più come segno di fraternità in un mondo lacerato da contrapposizioni. Su questa terra è passato San Paolo, e il Vangelo ha cominciato a circolare qui quando altrove non era ancora arrivato. Il sangue di San Marciano e di Santa Lucia ha irrigato questa fede. E la Madre di Gesù, con le sue Lacrime, ha voluto ricordarci che il cielo non è lontano dai nostri dolori.
Una Chiesa, con una storia così, non può vivere rintanata: è nata per costruire ponti, per incontrare, per annunciare. Perciò, carissimi, in questa Giornata non vi chiedo qualcosa di straordinario. Vi chiedo, unendo la mia voce all’appello del Santo Padre, tre gesti semplici che possono cambiare tutto.
Pregate. Prendete il santo rosario – come faceva la Beata Pauline Jaricot, che duecento anni fa inventò il Rosario Vivente proprio per le missioni – e affidate al Signore i missionari e le missionarie, le Chiese perseguitate, i giovani che cercano un senso. E chiedete al Padre il coraggio delle vocazioni missionarie: che anche dalla nostra terra, magari dalla vostra famiglia, possa levarsi un «eccomi, manda me».
Testimoniate. Non con discorsi complicati, ma con la vita: con la riconciliazione in famiglia, con l’onestà sul lavoro, con la gentilezza verso chi è solo, con la gioia di chi sa di essere amato da Dio. La missione più convincente è quella che non fa rumore e non si arrende.
Donate. L’offerta della Giornata non è una colletta tra le tante: è il modo concreto con cui il Papa sostiene, attraverso le Pontificie Opere Missionarie, le Chiese più povere del mondo. Anche un piccolo dono, fatto col cuore, diventa un abbraccio che arriva lontano”

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